Un turno di squalifica a Di Canio per il saluto romano con la Juve

Il laziale: «Sentenza politica. Sono un uomo libero, rifarò quel gesto»

Gian Piero Scevola

Meno dura di quanto ci si poteva aspettare è arrivata la sanzione nei confronti del «saluto romano» di Paolo Di Canio effettuato durante la partita di sabato scorso giocata contro la Juventus all’Olimpico. Il giudice sportivo Maurizio Laudi ha squalificato il giocatore laziale per un turno, affibbiandogli anche 10.000 euro di ammenda. A Di Canio viene apertamente contestato il comportamento dopo la sostituzione: «Il saluto ai tifosi con le braccia tese e alzate, l’abbassamento del braccio sinistro mentre restava alzato e teso quello destro». E poi: «Osservato che il gesto è certamente da interpretare come un saluto romano, considerato che tale comportamento costituisce violazione di norme regolamentari, non essendo consentito ai tesserati di sfruttare lo svolgimento delle gare per evocare un qualsiasi tipo di ideologia e/o appartenenza politica con gesti plateali» e visto anche che Di Canio era già stato multato dalla Disciplinare nello scorso marzo dopo il derby romano proprio per lo stesso gesto ed ha continuato a mantenere lo stesso atteggiamento, ecco arrivare la prima sanzione per un gesto di ideologia politica.
Una decisione che ha fatto infuriare il laziale: «Sono allibito, questa squalifica è un’ingiustizia ma soprattutto una sentenza politica. Quello che è successo è assurdo e vergognoso, ho già spiegato che quel saluto si faceva già nell'antica Roma, non rievoca il fascismo e non è razzista». «Io saluto così e lo rifarò sempre - ha detto Di Canio -. Sono io il primo che dice fuori la politica dagli stadi, ma tutta la politica, non una parte sì e una parte no. Non c'è libertà di espressione e io voglio essere un uomo libero di esprimersi. Ora - ha concluso l’ala biancoazzurra - chiederò a tutto il pubblico di mettersi a testa in giù... vediamo se squalificheranno l’Olimpico». E mentre i tifosi laziali annunciano un sit in di protesta, in soccorso a Di Canio arriva lo juventino Lilian Thuram: «Prima della partita ero molto arrabbiato con lui e gli ho chiesto spiegazioni sul suo atteggiamento. Paolo, nel faccia a faccia, mi ha spiegato l’origine del saluto che fa non è un saluto nazista, ma si richiamava ad altri valori».