Tursi aiuta i poveri italiani solo a parole

Al signor Mario non resta che chiedere la cittadinanza di qualche paese extracomunitario. Possibilmente africano o sudamericano. L’altra soluzione sarebbe quella di trovarsi una roulotte abbandonata e riuscire a trascinarsela fino alla Foce, per poi eleggerla a sua dimora, autodefinendosi nomade. Così poi potrebbe bussare con molte più possibilità di ottenere qualcosa di concreto alla porta di un assessore. O di una di quelle associazioni di solidarietà che lavorano in stretto contatto con Palazzo Tursi.
Il signor Mario è, diciamo così, un indigente. Non ha nulla. Fatica a vivere. Chiede un aiuto alla pubblica amministrazione. Detta così, sarebbe una storia a lieto fine scontato. Con tutto quello che va dicendo la giunta Pericu, con tutto quello che si vanta di fare nel campo della solidarietà, non si vede proprio come potrebbe sentir dire di no. E in effetti Tursi non lo respinge, anzi. Per lui aveva previsto un contributo mensile, solo che questo assegno glielo aveva versato una sola volta. E così il signor Mario aveva chiesto conto della sua situazione, nella speranza di vedersi davvero concedere un aiuto fisso, come stabilito e promesso. Proprio a questo punto viene fuori la sorpresa. Perché il Comune addirittura scrive al signor Mario per annunciargli che il contributo previsto (ma erogato solo una volta) «è stato rideterminato ed è risultato aumentato a 700 euro mensili». Le parole «risultato aumentato» sono scritte addirittura in stampatello maiuscolo. Gli applausi all’efficienza della giunta Pericu dovrebbero essere ancora più scroscianti. E cosa c’entra allora il condizionale? Sì, dovrebbero essere. Perché subito dopo, la lettera del Comune riprende: «Si informa che stante l’attuale disponibilità finanziaria al capitolo di pertinenza, al momento non è possibile determinare né la decorrenza dell’inizio dell’intervento di cui è oggetto, né il periodo di liquidazione dello stesso». I 700 euro ci sono, a parole. Il Comune avrebbe persino potuto promettergli un aumento a cinquemila euro al mese. Intanto non avendo i soldi, non glieli avrebbe mai dati.
A questo punto entra in scena Sergio Castellaneta, leader di Liguria Nuova. Lui la storia del signor Mario la conosce bene, sa che le esigenze di questo genovese non sono un’invenzione. E decide di fare un’interpellanza urgente. «Non la faccio però secondo l’iter classico - attacca -. La faccio tramite il Giornale, all’assessore Veardo, vediamo se così mi risponde, visto che le interpellanze in consiglio comunale non servono a niente». Castellaneta è furibondo. Anche perché sa perfettamente quanto il Comune si vanti del suo operato nel campo del sociale. «Hanno messo insieme una mega struttura - esplode, facendo gli esempi -. Fondazione solidarietà e Lavoro con dentro don Balletto, San Marcellino, l’Auxilium e quant’altri, hanno creato l’assessorato alla Città solidale, hanno approvato un piano regolatore sociale (con le parole e le sigle sono veramente bravi) e poi quando in base alla legge debbono corrispondere una modesta cifra a un povero disgraziato, non extracomunitario né nomade, gli rispondono con una lettera del genere». Una presa in giro, una beffa. Perché i soldi per il signor Mario non ci sono, quelli per pagare le case agli zingari o per dare ospitalità agli extracomunitari sì. O ci sono due capitoli, per gli italiani e per gli stranieri, oppure nello stesso capitolo i soldi vengono usati tutti per dare ospitalità a chi non è genovese. La risposta al dubbio spetta alla giunta, cui è rivolta l’interpellanza di Castellaneta a mezzo Giornale.