A Tursi è battaglia sul bilancio Forza Italia: asili, spesa folle

Della Bianca: «Costi di gestione tripli rispetto ai privati». Balleari: «Vendiamo il Buridda»

La parola d’ordine, per Forza Italia, è tagliare spese e sprechi. «Solo così si riduce il debito da 1,4 miliardi che ha il Comune, 23mila euro per ogni genovese, un macigno che blocca qualsiasi ambizione». Ieri in consiglio comunale è iniziata la discussione sul bilancio. Gli azzurri, guidati dalla capogruppo Raffaella Della Bianca, presenteranno 100 ordini del giorno: si va dagli asili («i costi di gestione sono il triplo dei privati») all’addizionale Irpef («introduciamo due o tre scaglioni»). Forza Italia chiede anche di vendere le farmacie gestite dall’Amiu e di fissare un piano per ridurre il debito.
ASILI, QUANTO CI COSTANO
Spiega la Della Bianca: «La retta mensile in una scuola materna privata è di 200 euro al mese, circa 2.200 l’anno. Tursi per gestire le materne comunali spende 27 milioni l’anno, vale a dire che per ogni bambino (sono 4.500) la spesa è di 6mila euro l’anno. Quasi il triplo della retta del privato. Con quei soldi, dati ai cittadini, si potrebbe pagare una baby sitter...». E lo stesso vale per i nidi: «Per Tursi il costo annuo a bambino è di 11.700 euro, un anno di rette al privato costano 4.400. Siamo quasi al triplo». La capogruppo chiede a giunta e consiglio comunale di «razionalizzare»: «Non ha senso aumentare le tasse ai genovesi e avere questi costi di gestione. Senza contare la scarsità di posti».
L’IRPEF E LE FARMACIE
La proposta di Matteo Campora riguarda invece l’addizionale Irpef. «Il Comune l’ha aumentata dal 4,7 al 7 per mille, esentando i redditi sotto i 10mila euro l’anno. Per chi paga, però, non ci sono differenze in base al reddito. Meglio creare due o tre scaglioni: a chi ha un reddito basso, ad esempio, viene applicata la vecchia addizionale al 4,7 per mille, a chi guadagna di più al 7». C’è poi la questione farmacie. «Si dice che con una farmacia ci si fa ricchi, non si sa allora perché quelle comunali, gestite dall’Amiu, non facciano utili... - dice Giuseppe Cecconi - Se non offrono più servizi del privato e non hanno un ruolo sociale (come succede ora) meglio venderle. E usare i soldi per ridurre il debito».
IL SUPER DEBITO
È il problema più grave. «L’assessore parla di un debito progresso di 1,4 miliardi di euro - spiega Emanuele Basso - sul quale paghiamo interessi del 10 per cento l’anno. La giunta, poi, non ci dà informazioni precise sulle operazioni finanziarie del passato. Per questo chiediamo che venga ristrutturato il debito (rinegoziando interessi, scadenze) e che si crei un fondo permanente per ripianarlo dove far confluire il denaro incassato da vendite e cessioni societarie». «Partiamo dal palazzo di via Bertani, occupato illegalmente dal centro sociale Buridda - interviene Stefano Balleari - E mettiamo ordine nella dismissione delle aziende del Comune, da fare seguendo una logica». Guido Grillo parla allora di Aster: «Oggi facciamo debiti per pagare le manutenzioni ordinarie. Ci hanno detto che è normale, a noi non sembra». Beppe Costa chiede infine di portare entro tre mesi in consiglio comunale una relazione sulle associazioni di volontariato che operano in Comune (con qualità e interventi fatti) e di trovare un metodo per «tariffare» i servizi forniti «come avviene per le Asl».
«MANOVRA DI TASSE»
La conclusione tocca ad Alberto Gagliardi: «È il primo bilancio della Vincenzi e l’eredità di Pericu è stata pesante. Non vogliamo infierire, per questo. Ma resta il giudizio negativo: la Vincenzi aumenta le tasse senza tagliare spese e sprechi. Alla giunta, poi, chiederò di dire chiaramente cosa intenda fare agli Erzelli». «Non faremo ostruzionismo - aggiunge la Della Bianca - Nei nostri cento ordini del giorni ci sono soprattutto proposte».