Tursi butta i nostri soldi nell’Adriatico

(...) E non solo: «Farmacie, stabilimenti balneari, pompe funebri. Tutto partecipato dal Comune con la scusa del socialmente utile. Ma non mi risulta che chi appartiene a fasce protette, ad esempio, possa entrare con tariffe inferiori nei bagni del Comune. Si paga. E caro, come in tutti gli altri».
Non risparmia nessuno il consigliere comunale, entrato di recente nella formazione «L'altra Genova». «Dobbiamo tenere conto che tutte le società di cui stiamo parlando sono Spa. Società per azioni, ma pubbliche. Vale a dire che, da un lato, in quanto mezze private, possono assumere chi vogliono. Dall'altro, però, essendo mezze pubbliche, i loro dirigenti, anche se colpevoli di buchi di bilancio o simili, finiscono per non pagare mai. Nella maggior parte dei casi, finiscono per uscire da una azienda, per poi rientrare dall'altra. È questo che dovrebbe spaventare la comunità: il giro di potere che si crea, nascosto ai più». Tra nomi e percentuali, molte domande nascono spontanee. Una su tutti: la società Tunnel Genova spa. Nata all'epoca della prima giunta di Giuseppe Pericu, vede una partecipazione pubblica tra il 20 e il 50 per cento del capitale sociale. Doveva studiare la possibilità di creare un tunnel sottomarino del porto di Genova, alternativa subacquea alla strada Soprelevata. Un progetto che il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, non solo non ha mai finanziato, «ma per il quale non ha neppure mai stanziato i fondi per un progetto di fattibilità - racconta Murolo - Oggi, quindi, perché esiste la società? Senza mettere in dubbio le capacità di chi ci lavora, ma perché non scioglierla, visto che il l'obiettivo per cui era stata costituita, di fatto è stato un buco nell'acqua. Senza contare che tutte le varie società di progettazione che fanno capo all'amministrazione comunale, finiscono anche per fare concorrenza agli studi di architettura e ingegneria della città. Che pure, oggi più che mai, avrebbero bisogno di lavorare».
Cifra dopo cifra, di percentuale in percentuale, si arriva anche a società che con Genova hanno poco a che vedere. Almeno sulla carta: «Il sindaco, in quanto giuridicamente rappresentante del Comune, ha quote nel centro agroalimentare del ponente ligure, nel centro fieristico della Spezia, nella Pharmacoop Adriatica, la Fidi Toscana, la Cairo Reindustria». L'ultima entrata in casa Tursi è la società Retroporto di Alessandria Spa. Di cui il Comune faceva già parte attraverso le percentuali della fondazione Slala. Ma con la votazione di martedì 11 ottobre, il consiglio comunale ha dato il via libera alla giunta per acquisire altri 10.000 euro in azioni della società che dovrebbe occuparsi della promozione e gestione di un futuro porto lungo per Genova in provincia di Alessandria. «Un'altra società che si va a sovrapporre ad altre per competenza - commenta Murolo - Come dicevo, si gioca a Monopoli con i soldi degli altri». Mancano solo Viale dei Giardini e Parco della Vittoria.