Tursi chiama i vigili per cacciare i Cobas

È come quando si gioca a «guardie e ladri»: c’è chi scappa da una stanza all’altra, e chi insegue. E quando sembra che siano stati raggiunti, quelli in fuga riscappano in un’altra stanza. Solo che, in questo caso - il caso «popolo dei Cobas contro sindacati e Comune di Genova» - le stanze sono quelle del palazzo comunale, dove la corsa a rimpiattino l’hanno fatta e continuano a farla l’assessore Giovanni Facco e i rappresentanti ufficiali dei lavoratori da una parte (la parte di chi scappa, non ci sogneremmo mai di dire che è «quella dei ladri»), e i Comitati di base del pubblico impiego dall’altra. Che non sono, questi ultimi, nemmeno lontani parenti delle guardie. Eppure tampinano da tempo l’assessore al Personale e il gruppo Cgil-Cisl-Uil che si sono impegnati a discutere su «Orario di lavoro e progressioni verticali». Il motivo è semplice: i Cobas sono stati esclusi dagli incontri, in quanto «non rappresentativi». Non hanno nessun titolo per partecipare. Facco, che è persona ragionevole e solitamente molto mite, ha potuto solo dire: «Vedetevela voi, se fosse per me accetterei chiunque, ma il regolamento ammette solo le sigle che hanno firmato i contratti». E dopo aver parlato così, ha chiamato i vigili per espellere gli intrusi, poi si è messo a correre per depistarli. A fare letteralmente la guerra ai «fratelli separati» sono stati i sindacalisti della Triplice. Che, una volta sparato a zero, si sono messi anche loro a correre per depistare gli inseguitori. Tra una corsa e l’altra, i Cobas sono riusciti a far sentire la propria voce: «Facco è un assessore sinistro, non di sinistra» ha tuonato il leader Andrea Tosa, mentre i vigili lo trascinavano a forza fuori dalla stanza. Ma Tosa non se l’è presa troppo. Anzi, per lui è stato un bagno di nostalgia: gli ricordava l’epoca in cui l’allora sindaco Fulvio Cerofolini aveva chiamato i vigili per farlo allontanare dall’aula del consiglio comunale in quanto Tosa, radicale doc, si era presentato senza cravatta. Altri tempi. L’ultima volta, invece, il leader dei Cobas è stato buttato fuori perché voleva dire la sua (agli altri sindacalisti) sulle «progressioni verticali». Che poi sarebbero le promozioni. Vuoi vedere che non lo vogliono per una questione di concorrenza?