Tursi e il «divieto» di pulire le sue scuole

(...) alla ricostruzione, al ritorno alla normalità. Se pur lento e doloroso. Invece, la doccia fredda arriva nel primo pomeriggio quando viene prorogata l’allerta 2 fino alle 18 di oggi e quindi la sospensione delle scuole. Un altro giorno ancora, un altro a confermare che quello che è accaduto venerdì è stato davvero una tragedia e per scongiurare che non avvenga mai più.
Quindi niente lezioni a Genova e provincia, niente lezioni nelle università. Secondo le previsioni del centro meteo Arpal sarebbe in arrivo una nuova perturbazione che non vuol lasciar stare la Liguria. E guai a correre i rischi della scorsa volta. Anche perché in alcuni edifici scolastici, i danni dell’alluvione sono ancora tanti, ingenti e forse non avrebbero permesso di riaprire i battenti già da oggi.
Anche perché l’impresa di pulizia, una ditta privata che ha l’appalto con il Comune e che avrebbe dovuto occuparsi di disinfettare e sterilizzare gli ambienti per gli alunni, ieri non sarebbe stata comunque disponibile. Causa allerta 2.
«Domenica pomeriggio ho ricevuto una telefonata dal Comune in cui mi dicevano che l’indomani la ditta avrebbe fatto le pulizie - racconta Magda Lodi, reggente scolastica alla Giovanni XXIII in piazza Galileo Ferraris -. Poi ho ricevuto un messaggio per mettermi in contatto direttamente con l’impresa e così ho fatto. Ma la ditta mi ha detto che non potevano mettere a repentaglio la vita dei dipendenti finché c’era l’allerta 2 e quindi non sarebbero venuti».
Solo dopo le 14 di ieri, le avrebbero saputo dire qualcosa, ma a quel punto con la scuola ancora piena di fango e faldoni di carta inzuppati di acqua, sarebbe stato praticamente impossibile aprire l’indomani. Come se non bastasse c’erano le telefonate dei genitori per sapere cosa dovevano fare coi figli, insomma il solito caos.
«Nelle scuole che gestisce, il Comune mi ha detto: “tu lì non lavori”, di non entrare, di sospendere anche le attività collaterali per l’allerta - spiega l’amministratore delegato dell’impresa Fidente, Marcello Mirabelli -. Se fosse stato responsabile o meno di quello che poteva accadere, non so. Ma liberandomi dall’onere di andarci, si sono sgravati da questa responsabilità. Mi hanno tolto la possibilità di scegliere».
Per le scuole statali invece, come quella di piazza Galileo Ferraris, il «veto» di Tursi non valeva. In quel caso, sarebbe stata la ditta a poter prendere accordi con i dirigenti scolastici e decidere sul da farsi. Ma se c’è l’allerta 2, questa non dovrebbe essere uguale sia per le strutture comunali che per quelle statali? E i volontari, loro possono mettere a repentaglio la loro incolumità?. «A tutti abbiamo detto che non avremmo lavorato - precisa Mirabelli -. Prudenzialmente non ho fatto andare in giro nessuno, le persone sono sotto la mia responsabilità da quando escono di casa a quando tornano».
In piazza Martinez, poco lontano dal cuore della città alluvionata, dove in corso Sardegna qualcuno ha appeso uno striscione «Serena perdonaci», c’è un’altra scuola che da quando è venuto giù il finimondo sta lavorando per rimettersi in piedi. Anche qui, l’impresa di pulizia ha dato forfait. «I volontari hanno fatto prima - dice il reggente Marco Adezati -. Sono venuti tantissimi, genitori, ragazzi, bidelli, ex alunni e poi gli scout della Cngei Genova, eccezionali davvero. Non ce l’avremmo mai fatta senza il loro aiuto». La mensa è ancora inagibile e se oggi le scuole fossero state aperte i bimbi si sarebbero dovuti portare il panino, e i riscaldamenti non vanno, ma loro erano pronti per ripartire, subito. «Per dare un segnale al quartiere, dobbiamo ripartire».