Tursi ignora anche il prefetto pur di esaltare Carlo Giuliani

(...) 40 per 40 centimetri, dopo le polemiche del 2005». È stato violato il regolamento comunale, come hanno confermato il consigliere Gianni Bernabò Brea (Gruppo misto) e il presidente del Municipio Fabio Orengo (Pdl): l'abuso non è soltanto dei «compagni» antagonisti no global, ma pure di quelli che siedono nella giunta di Tursi. Addirittura, è lo stesso assessore Paolo Veardo ad ammettere che non è stata concessa alcuna autorizzazione comunale o documento in tal senso, anche se per la giunta Vincenzi va bene così. «Circa un mese e mezzo fa - ha spiegato Veardo - il Comitato per Giuliani ci ha chiesto se potevano posare la targa commemorativa e il cippo di sostegno in ricordo di Carlo. La giunta ha assunto solo una decisione favorevole, che è stata verbalizzata. Non abbiamo fatto nessuna delibera. In attesa del parere della Commissione Toponomastica, il prossimo ottobre, per noi va bene che quella targa commemorativa, passati i dieci anni dalla scomparsa di Carlo Giuliani, rimanga dove è stata posata».
Invece, secondo la legge e il regolamento comunale, non va bene per niente, in quanto la condizione dei 10 anni non è sufficiente e una decisione «verbalizzata» di giunta è solo un atto politico e non può valere come autorizzazione o concessione. Pure molti cittadini si sono rivolti al Municipio per chiedere la rimozione della targa, che ricorda il ragazzo «ucciso mentre dava l'assalto, con estintore in mano, a dei carabinieri rimasti intrappolati nella loro jeep» e che «non è certo un valore positivo, né di insegnamento per le nuove generazioni, da ricordare in uno spazio pubblico del Comune». Lo aveva già spiegato in Parlamento nel 2005 l'ex ministro degli Interni Pisanu: «l'autorizzazione deve essere concessa dal Prefetto, sentita la Soprintendenza». Il prefetto Musolino ieri ha confermato che non solo non ha concesso l'autorizzazione, ma che nessuno gli ha mai fatto richieste in tal senso e, conseguentemente, nessuno ha mai sentito la Soprintendenza.
«L'assessore Veardo - ha continuato Bernabò Brea - mi ha confermato che il cippo è stato posato dall'associazione per Carlo Giuliani, ma che il Comune non ha fatto alcun intervento e quindi non solo ha avallato un atto illegittimo, ma ha pure abusato dei suoi poteri. Il regolamento all'articolo 3 recita che la competenza spetta alla Commissione Toponomastica, alla quale è deferito il parere consultivo obbligatorio, non vincolante, per l'amministrazione comunale, da esprimere prima e non dopo la deposizione delle targhe. Inoltre, il potere d'iniziativa è concesso alle associazioni e ai comitati, ma a condizione che tale proposta sia stata valutata preventivamente dal Consiglio di Circoscrizione competente».
«Nessuno ci ha mai chiesto di valutare alcunché - ha replicato il presidente Orengo - anche perché avremmo dato sicuramente parere negativo. Molti cittadini ci hanno chiamato per far togliere quella targa, che è stata illegittimamente posata in un giardinetto pubblico del nostro Municipio. La decisione della giunta risulta un mero atto politico, non valido per l'autorizzazione. La sindaco Vincenzi, insieme ai suoi assessori, ancora una volta, ha imposto i suoi diktat napoleonici, senza osservare la legge e le norme del regolamento comunale. Si deve avere pietà per Carlo Giuliani, ma non lo si può commemorare in positivo perché ha dato esempi negativi che i giovani non dovrebbero mai seguire». A stupire è soprattutto il voltafaccia del suo predecessore Pasquale ottonello. L’ex presidente del Muncipio, aveva in passato detto no al cippo, ora fa parte degli assessori comunali di sinistra che hanno adottato la «decisione». Contattato più volte ieri, non ha mai risposto.
«Ho presentato la mozione - ha aggiunto Bernabò Brea - anche perché, se la morte di Giuliani è stato un fatto tragico, suona offensivo per tutti i genovesi non ricordare la legalità e commemorare la violenza cieca e distruttiva di gruppi dell'area anarchico-insurrezionalista».