Tursi inventa l’«ingegnere di maggioranza»

Ferruccio Repetti

Se n’erano dimenticati in tanti, quasi tutti, che lui fosse ingegnere, regolarmente iscritto all’albo professionale, ma da qualche tempo - per motivi didattici, artistici e politici - praticamente in sonno. L’altro giorno, per fortuna (fortuna dell’interessato, così poco interessato) se n’è rammentato il Comune. Che gli ha attribuito «l’incarico di collaudatore tecnico-amministrativo connesso alla realizzazione di un parcheggio privato in area di civica proprietà sita in piazza Rapisardi». Per un compenso di 4.203,38 euro, oltre oneri fiscali e contributi alla Cassa previdenza della categoria (altri 84,078 euro). Il fatto è che Mario Menini - ingegnere, consigliere comunale del Gruppo misto e transfuga dalle file di Forza Italia a quelle ben più accoglienti della maggioranza di sinistra a Tursi - ha fatto di tutto, in questi anni, per far dimenticare la qualifica conquistata sul campo. Tutta colpa, innanzi tutto, di quella sua passionaccia (e riconosciuta competenza, per carità!) per la scena. Una passione esclusiva che l’ha portato, quando militava orgogliosamente nel Partito socialista, a occuparsi di decentramento culturale e, soprattutto, di allestimento di spettacoli, molti dei quali per lo Stabile che l’hanno visto pure come regista e attore. Stagione gloriosa, quella, e indimenticabile, in cui l’ingegner Menini alternava la frequentazione delle quinte teatrali con le quinte classi scolastiche, all’istituto tecnico industriale Giorgi, nella veste di insegnante di giusta severità (e riconosciuta competenza, per carità!). Non risulta, all’epoca, nessun progetto di ingegneria firmato Mario Menini; in compenso, si ricordano numerosi progetti di piece, performance, atti unici e monologhi, rimasti regolarmente nel cassetto anche per via - dicono i maligni - della flessione di incarichi seguita alla diaspora del partito d’appartenenza. Chissenefrega, Menini meno di tutti: aspetta sulla riva del Bisagno e non si scoraggia. E intanto, alla sera tardi, riprende in mano il Manuale del perfetto ingegnere, non si sa mai. Viene il tempo di tornare in politica, di scendere in campo nella squadra degli azzurri dove in fondo ci sono tanti ex socialisti come lui. Anni di lotta, infine la scelta di «tornare a casa». Riavvicinamento alla maggioranza, senza chiedere nulla, se non - ma solo per competenza, che diamine! - un posto nel consiglio del «suo» teatro Stabile e una parte di discreto rilievo in una rappresentazione. Ma Menini resta ingegnere, e come tale riscuote la fiducia incondizionata dell’amministrazione comunale. Che ora ci fa sapere come «tra i nominativi segnalati nella nota dell’Ordine è stato prescelto, in considerazione delle specifiche competenze (che diamine! ndr) ed esperienze di lavori analoghi» proprio lui, Menini Mario. E sia maledetto chi la pensa male.