Tursi paga i nomadi ma non chi lavora all’assistenza

Tre giovani che seguono i corsi del consorzio sociale Agorà non hanno mai visto un euro

Fabrizio Graffione

Rita Erba, battagliera leader del movimento dei diritti di Sampierdarena, che ha annunciato ieri la sua candidatura a sindaco di Genova, scende ancora in campo contro le ingiustizie del Comune e dei pasticci della giunta di centrosinistra.
Stavolta nel mirino del movimento a difesa dei cittadini ci sono i servizi sociali comunali, il sistema di erogazione di sussidi di assistenza, le borse lavoro del progetto diamante gestito dal consorzio sociale Agorà. In sostanza, dopo avere lungamente verificato le condizioni di erogazione di 250 euro mensili per tre ragazze madri e in gravi difficoltà economiche, uno dei responsabili del distretto sociale avrebbe indirizzato le giovani disoccupate disagiate a intraprendere il percorso per diventare educatrici di strada. Una buona occasione di guadagnare altri 256 euro al mese che le ragazze hanno accettato al volo.
Soltanto che la storia è degenerata al punto che dal consorzio Agorà non si è visto ancora un euro, le lettere di assunzione firmate alla presenza soltanto di uno psicologo dell'ente, sono chiuse in un cassetto e non si riesce ad averne nemmeno la copia nonostante sia stata ripetutamente richiesta; i servizi sociali inoltre si defilano lavandosene le mani.
Una situazione di mancanza di trasparenza, al limite dello sfruttamento di cittadini genovesi disperati, che culmina in un paio di casi, dove le giovani non sono riuscite, dopo le proteste e l'intervento del movimento dei diritti, a riscuotere nemmeno il sussidio di assistenza e, anzi, pare a ricevere minacce da parte di alcuni coordinatori del progetto. Tanto che Rita Erba si è rivolta allo studio legale e ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Genova.
«Non è stato consegnata copia del contratto o di lettera di assunzione da parte dei responsabili del progetto Agorà finanziato da San Paolo, Regione Liguria e altri enti - scrive ai giudici Rita Erba - inoltre sono mesi che non ricevono, pur lavorando, nulla dal consorzio che avrebbe dovuto pagarle 256 euro al mese. Alcune hanno percepito soltanto i 250 euro del sussidio di assistenza comunale, mentre un paio di giovani nemmeno quelli. Le interessate e poi la sottoscritta hanno chiesto ripetutamente ai coordinatori del progetto spiegazioni e ci è stato risposto che il sussidio non era a copertura della borsa di lavoro. Tuttavia se le ragazze avessero deciso di uscire dal progetto, avrebbero relazionato ai servizi sociali con la conseguenza che qualsiasi tipo di decisione avrebbe potuto influire anche negativamente sui loro figli, in quanto minori».
«In sostanza minacce e niente stipendio approfittandosene di giovani disagiate - denuncia Rita Erba - uno scandalo tollerato, se non addirittura appoggiato dai servizi sociali comunali che conoscono bene i dettagli. Vogliamo sapere dove finiscono i finanziamenti pubblici e privati destinati a persone disagiate e come vengono gestiti. Chiediamo trasparenza, soprattutto quando il Comune riconosce un sussidio a ogni capo famiglia dei nomadi di 450 euro mensili, ai carcerati usciti dopo l'indulto si pagano 450 euro mensili, agli stranieri viene consegnato l'abbonamento Amt per un paio di euro all'anno. Tutto pagato grazie alle pesanti tasse che ogni anno aumentano».