Tursi paga l’imam come capo dei mediatori

Franco Crosiglia

I mediatori culturali che il Comune di Genova manda nelle scuole fanno propaganda islamica. Anzi, il loro coordinatore è Salah Hussein, l’imam che sta cercando di dare vita alla moschea di Cornigliano. E l’amministrazione di palazzo Tursi ha una convenzione di collaborazione con lui. Lo segnala il consigliere di An Aldo Praticò che ha depositato un'interpellanza in Comune per chiedere conferme sull'«attendibilità delle notizie secondo le quali una sorta di proselitismo di natura islamica si starebbe diffondendo all'interno della scuola dell'obbligo». Una denuncia che si concretizza proprio una settimana dopo che nella nostra città si è tenuto il convegno nazionale «Transiti, migrazioni e trasformazione dei saperi» dedicato ai problemi culturali ed educativi di un'immigrazione sempre più intensa. Una scelta non casuale quella di Genova «che da anni vive una revisione della propria identità», spiegano gli organizzatori del convegno. Con la partecipazione di esperti e pedagogisti italiani e stranieri - come il filosofo indiano Krishakumar Kashyap, o la sociologa algerina Marieme Hélie-Lucas - per due giorni Genova è stata teatro di un serrato confronto su diritti, differenze e identità. Il tutto con un occhio all'educazione del futuro in un sistema di istruzione che deve fare i conti con bambini provenienti da più di 100 nazioni.
Ma proprio le strategie educative del Comune di Genova sono state messe sotto accusa in questi giorni da diverse parti. Nell'occhio del ciclone è finita infatti l'AS.ME.C che attraverso la cooperativa Saba gestisce il servizio dei mediatori culturali che lavorano nelle scuole con i bambini extracomunitari. Una situazione poco chiara per il consigliere comunale Aldo Praticò che ha depositato un'interpellanza chiedendo chiarimenti sul «ruolo di propaganda che l'associazione dei mediatori culturali starebbe sempre più recitando nelle scuole elementari e medie della nostra città». I mediatori culturali sono persone straniere che da anni vivono in Italia e lavorano attraverso la Saba in convenzione col Comune. I mediatori che lavorano coi bambini di origine islamica - spiegano i responsabili - sono islamici a loro volta. Ma il fatto che maggiormente suscita perplessità è che il coordinatore della Saba è lo stesso capo spirituale della comunità islamica, l'imam Salah Hussein. Da qui al sospetto che queste persone non si limitino a tradurre, ma svolgano anche pressioni di tipo religioso, il passo è breve.
Un sospetto confermato dalla segnalazione di alcuni insegnanti secondo i quali i mediatori culturali hanno fatto in alcuni casi pressione sugli alunni affinché seguissero le precise prescizioni di digiuno del ramadam. «Una pratica inadatta per bambini piccoli che devono crescere e hanno bisogno di un'alimentazione regolare», secondo le insegnanti.
«Sarebbe un fatto estremamente grave, i mediatori non si possono permettere di fare nessun tipo di intervento di questo genere. Stiamo elaborando un monitoraggio sull'anno passato e non è emersa nessuna segnalazione di questo tipo», ha spiegato Claudia Nosenghi del provveditorato che ha aggiunto: «Conosco bene Hussein che è una persona assolutamente corretta, di pace e aperta al dialogo interculturale».
«Coi mediatori culturali ho sempre collaborato in modo positivo», rassicura don Mario che gestisce un centro per ragazzi extracomunitari. Ma subito dopo aggiunge: «Anche se in effetti ci sono stati casi in cui i bambini mi hanno riferito certi discorsi sull'Islam un po' troppo rigorosi. Io ho fatto presente l'accaduto agli assistenti sociali, ma i mediatori hanno negato ed è caduto tutto nel vuoto».