TURSI, PROFONDO ROSSO (MATTEO)

Dunque, per il Comune di Genova, ieri era urgente parlare di «efficienza dei depuratori cittadini», discettare di «biglietto integrato Amt e Fs» e occuparsi finalmente di «chiarimenti relativi ai disservizi riscossione tributi gestiti dalla GestLine e attività uffici di via Adamoli della GestLine».
Tutti temi importantissimi, per carità: la scorsa estate, ai tempi dell’alga irritante, siamo stati fra i primi a denunciare il rischio che i malori dei genovesi fossero colpa del sistema di depurazione comunale; sulla GestLine stiamo portando avanti una battaglia, che ha già convinto Pericu a chiedere spiegazioni agli esattori per conto del Comune e continuiamo anche oggi; il biglietto integrato, per carità, è una cosa vitale per chi si serve del trasporto pubblico, ma visto che il tema è in ballo da tre anni, forse non era così vitale farci titoloni allarmistici dei giornali prima, prenderli per oro colato poi, e infine inserirlo nelle questioni urgenti da discutere.
Invece, per la presidenza del Consiglio comunale di Genova, non è un tema urgente la discussione dell’intitolazione di una via a Fabrizio Quattrocchi. Per non farlo, la maggioranza si arrampica su cineserie regolamentari. Nel silenzio acquiescente di gran parte dell’opposizione di centrodestra, che non dà nemmeno un segnale, tipo abbandonare l’aula per protesta. Eppure, alcuni consiglieri comunali di (sedicente) opposizione ad abbandonare l’aula, dopo essere stati registrati ai fini del gettone di presenza, sono abituati.
Ma, stavolta, no. Stavolta, tutti dentro. A guardare i diessini che dettano legge su quello di cui si può e non si può parlare. Con il solo azzurro Matteo Rosso che riesce a farsi portavoce del cuore della Genova che ha un cuore. Rosso prova a urlare - urlare soffusamente, per carità, Matteo è un gentleman delle istituzioni - che è una vergogna che sia vietato parlare di Quattrocchi nell’assemblea elettiva della sua città, mentre in mezza Italia si fa a gara a dedicargli strade e scuole. Ma, ormai, la storia della Casa della libertà (di farsi del male da soli) nemmeno ci appassiona più di tanto, tanto siamo abituati a raccontarla, in perfetta solitudine.
Quello che ci amareggia sempre più raccontare è la storia della sinistra genovese. Una sinistra che fa incetta di voti nei salotti della Genova bene, con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra, ma che è lontana anni luce dalla sinistra di Walter Veltroni, grande sindaco di Roma. A Veltroni, per dedicare una via a Quattrocchi sono bastati pochi minuti. I nostri hanno bisogno di settimane anche solo per calendarizzare la richiesta. Piuttosto, abbiano il coraggio di bocciarla, di dire che a loro un uomo che muore da eroe fa schifo. Ma giocare con i tempi e con i commi, nel silenzio di gran parte dell’opposizione, è qualcosa che fa rabbrividire.
Ben altri brividi, invece, sono quelli che ci avete regalato anche stavolta voi lettori. Ieri, ho passato gran parte della giornata al telefono con alcuni di voi che ci spronovano ad andare avanti in questa battaglia. State tranquilli, non demorderemo. Certo, si può sbagliare. A volte si può peccare di poca pietas e, quando succede, ce ne scusiamo. Ma, finchè «via Fabrizio Quattrocchi - eroe» non sarà realtà, noi continueremo a denunciare lo scandalo di Genova, così come l’abbiamo sempre fatto per la mancanza di «via Enzo Tortora - vittima della malagiustizia».
Una splendida lettrice, Maria Rosa Bracco, mi ha detto una frase bellissima: «In quel video, Fabrizio era il più vivo di tutti». Lo sarebbe anche nell’aula del consiglio comunale di Genova.