Tursi sapeva ma non ha agito: i rom adesso sono emergenza

Ignorate dal 2003 le denunce dei voltresi. Dopo gli sgomberi intere famiglie cercano altri ruderi Merella: «Intervenga il governo»

Ieri mattina, davanti alle porte del supermercato Pam di Voltri, non c’era nessuno a chiedere l’euro del carrello. E, quasi, alla gente, è parso strano. «Se ne sono andati davvero?» chiede incredula una signora che esce con la spesa e la borsa stretta sotto il braccio. Non è certo che la presenza dei romeni a Voltri sia finita con l’ultimo sgombero di ieri mattina. Alle 5 carabinieri e uomini dell’Amiu, insieme ai vigili urbani sono arrivati negli edifici di via Molinetto, lungo il Leira e hanno dato il via alla seconda parte dell’allontanamento dei rom dalle costruzioni occupate abusivamente. Qualche giorno fa erano stati fatti sgomberare anche gli edifici ex Ilva sul Cerusa e anche qui, ieri mattina, squadre di operatori ecologici con mascherine sul volto e tute bianche (basti questo a dare un’idea della sporcizia lasciata), hanno lavorato ore per rendere la zona decente. Intanto tutti si chiedono dove siano finiti i romeni. L’altra notte una quarantina di loro ha dormito nelle stazione ferroviaria e altri sono stati visti addentrarsi nella Villa Duchessa in cerca di ripari contro il freddo. «Tutti i posti abbandonati sono buoni per loro», dice Ildo Canneva, capogruppo di An in circoscrizione che attacca il Comune, ma anche i vertici delò parlamentino. «È mai possibile che si sia arrivati a questo punto? - chiede -. Perché non è stato fatto nulla prima? Anche il presidente della circoscrizione era stato informato».
L’inefficienza del Comune non può essere scusata da una presunta ignoranza della situazione. Il Comune sapeva, ma si è guardato dall’intervenire fino a quando la situazione è stata quasi per sfuggire di mano. «È dal 2003 che denuncio il problema dell’occupazione abusiva degli edifici ex Ilva - racconta Fabrizio Magnani, titolare della Saldotecnica Ligure, azienda che confina con gli edifici abbandonati -. Nessuno, dico nessuno, mi ha mai risposto, fatta eccezione per il comandante dei vigili di Voltri che da solo poteva fare ben poco». Da allora il problema si è ripresentato altre volte: addirittura due anni fa è scoppiato un grave incendio perché per riscaldarsi i roma usavano bombole di gas. Dopo che l’incendio è stato spento è finito tutto nel dimenticatoio. Intanto, forte della tolleranza del Comune, il piccolo nucleo di poche persone si è progressivamente allargato fino a contarne diverse decine. «Al mattino due volte al mese arrivavano autobus dalla Romania che scaricavano persone e bagagli - continua Canneva -, tutto come se niente fosse e intanto questa gente aumentava di numero».
Ma c’è di più. «Quando abbiamo chiesto al Comune di venderci il capannone per allargare la nostra attività ci siamo sentiti rispondere di no - spiega Magnani -, e la motivazione ci è parsa risibile: ci hanno detto che la ristrutturazione avrebbe dovuto rispettare canoni architettonici particolari perché praticamente il capannone è una specie di reperto dell’epoca industriale. A noi sarebbe costato una fortuna, decisamente antieconomico e così abbiamo rinunciato. Il Comune, però, il prezioso reperto industriale l’ha lasciato in mano a romeni».
Il problema della presenza dei romeni a Voltri, e in generale nel ponente, sembra ben lungi dall’essere risolto. Cosa farà il Comune? «Non possiamo fare nulla - dice l’assessore Arcangelo Merella, responsabile della protezione civile -, adesso dovrebbe intervenire il governo, noi non possiamo fare più niente».