Tuta e scarpe sportive: Letizia questa mattina alla corsa delle donne

Invito al Gay Pride: «Non faccio questioni di etichette»

Partenza in piazza Duomo alle ore 11. Poi, di corsa verso il Castello Sforzesco, il parco Sempione, la Scala, via Montenapoleone e le vie della moda, corso Venezia, San Babila e corso Vittorio Emanuele. Anche la candidata sindaco della Cdl Letizia Moratti questa mattina indossa scarpe e tuta da ginnastica e partecipa alla «D-Day Run-La corsa delle donne», la corsa tutta al femminile per un circuito di dieci chilometri sotto la Madonnina. Gli organizzatori assicurano che ci saranno «le migliori atlete nazionali» e «l’assoluta “eccellenza” delle donne per energia, forza, ritmo, velocità, tattica e resistenza». E con l’evento la città celebra anche la Festa della mamma.
Ieri, invece, sia Letizia Moratti che il candidato dell’Unione Bruno Ferrante hanno già ricevuto con largo anticipo l’invito dell’Arcigay milanese «a partecipare a settembre al Gay Pride, che dopo Torino abbiamo intenzione di organizzare a Milano».
È «troppo presto parlare ora di patrocinio, bisognerà prima confrontarsi con tutta la coalizione», risponde Ferrante, assicurando di non avere «nulla in contrario alla manifestazione se serve a sostenere dei diritti, anche se certi eccessi non sono da me condivisi». Partecipando al congresso fondativo dell’Arcigay milanese all’Hotel Marriott, il segretario provinciale dei Ds Franco Mirabelli, ha ricordato invece che l’Unione ha assunto «impegni precisi nel programma elettorale, in particolare per quello che riguarda la creazione di un ufficio contro le discriminazioni».
A proposito dell’invito, la Moratti replica solo «vedrò quando li avrò ricevuti», ma puntualizza che non ha «mai fatto questioni di etichetta, e lo dimostra il fatto che ho un gay dichiarato in lista (Francesco Italia, ndr). Le catalogazioni non mi interessano». Ai candidati l’Arcigay chiede l’istituzione di un registro delle coppie di fatto, di un osservatorio contro le discriminazioni e l’inserimento, nello statuto comunale, tra le categorie che sono a rischio di discriminazioni dell’orientamento sessuale.