Tute blu, contratto firmato: 127 euro in più

Metalmeccanici, siglato l’accordo tra Confindustria e sindacati grazie alla mediazione del ministro Damiano. Le imprese guadagnano flessibilità. Montezemolo accusa la controparte. Bonanni: "Ora il governo pensi agli sgravi fiscali"

Roma - Imprese e sindacati hanno raggiunto ieri l’accordo per il rinnovo del contratto di lavoro. Decisiva la mediazione del ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Non si è trattato di un vero e proprio «lodo» perché le controparti si sono sedute allo stesso tavolo e hanno chiuso la trattativa, ma il contributo politico ha sbloccato l’impasse.

I punti salienti dell’accordo siglato da Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm, Federmeccanica e Assistal sono sostanzialmente tre. In primo luogo, la retribuzione: gli operai riceveranno 127 euro mensili in più, distribuiti nell’arco di 30 mesi (60 euro a gennaio 2008, 37 euro a gennaio 2009 e 30 a settembre dell’anno prossimo). A questi si aggiungono un’una tantum di 300 euro per la vacanza contrattuale e 20 euro mensili in più per i dipendenti di aziende senza contrattazione integrativa.

La seconda questione è l’orario di lavoro: i sabati di straordinario «comandati» saliranno da 4 a 5 nelle imprese con almeno 201 dipendenti e da 5 a 6 in quelle più piccole. Uno dei sette permessi annui retribuiti (par) potrà essere spostato dall’azienda all’anno successivo. Infine, da gennaio 2009 scompariranno le differenze tra operai e impiegati a livello di scatti di anzianità, di giorni di ferie aggiuntive oltreché di elementi retributivi. Limite massimo di 44 mesi per la stipula di contratti a termine o di lavoro interinale per i dipendenti.

Raggiunta l’intesa, si tratta di capire chi abbia ceduto di più. Sicuramente non le imprese, nonostante i 127 euro siano superiori all’offerta iniziale (e il presidente di Federmeccanica Calearo ha detto che con una vigenza di 3 anni (36 mesi) si sarebbe potuti arrivare a 150). Le aziende hanno portato a casa uno straordinario e un «par» in più cedendo sulla flessibilità dell’orario di lavoro. Di qui l’accusa al sindacato di «atteggiamento ostinato e conservatore». Il ministro Damiano ha guadagnato in immagine favorendo l’intesa.

Di sconfitta del sindacato non si può parlare in senso stretto, come ha sottolineato il segretario generale Fim Caprioli: «La parte salariale è andata piuttosto bene». Sicuramente per la Fiom-Cgil non è stata una vittoria e il segretario Rinaldini ha dovuto ammettere che si è trattato dell’«unico accordo possibile», ma sui temi straordinario e «par» s’è dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Il segretario generale Cgil Epifani ha, infatti, parlato di «buon accordo dopo un confronto duro», ma per Giorgio Cremaschi, numero due Fiom, «sugli aumenti hanno vinto le imprese». Il giudizio dei lavoratori arriverà entro febbraio.

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, guarda già oltre e ha chiesto «subito risorse per la detassazione degli aumenti», mentre il presidente di Confindustria Montezemolo ha giudicato «arcaico» il sistema della contrattazione perché «su competitività e produttività siamo indietro rispetto all’Europa».