Tutela i gay ma è bella quindi si può fischiare: ecco la «Carfagnofobia»

Mara Carfagna, ministro delle Pari opportunità, ha inviato un messaggio di totale cordialità alla manifestazione di Roma contro le discriminazioni e le violenze verso omosessuali, lesbiche e transgender. Risultato: è stata fischiata. Aveva annunciato anche che martedì, cioè domani, il Parlamento voterà una legge la quale prevede un’aggravante per chiunque usi violenza morale e materiale, o arrivi a uccidere per ragioni di orientamento sessuale. Niente. Fischi lo stesso. Ha aggiunto: «A breve partirà un’importante campagna di comunicazione, fatta di spot e affissioni contro l’omofobia e tutte le forme di intolleranza. È la prima volta che il governo si impegna a portare la lotta contro le intolleranze in tutte le case». Applausi? Arcifischi.
Perché? La manifestazione di Roma si chiamava «Uguali», ma avrebbe dovuto chiamarsi «Più uguali». Più uguali della Carfagna e di chi è come lei. Il 10 settembre il ministro aveva dichiarato: «L’omofobia è una vergogna. Sì alla legge Concia». Fischi. Che cosa doveva dire, fare o baciare la Carfagna? Non sarebbe bastata nessuna dichiarazione o gesto, perché lei è la Carfagna. La dichiarazione citata poche righe sopra tra virgolette sarebbe stata benedetta da urla e urletti se non fosse uscita dalla bocca di una donna alla quale piace essere tale, e ne rivendica la bellezza esistenziale. Insomma, Mara non è allineata all’ideologia omo-transgender, e questo la rende diversa, oggetto di carfagnofobia, oggi in Italia assai più diffusa dell’omofobia.
La legge Concia deve il suo nome ad Anna Paola Concia. È la deputata del Partito democratico, leader degli omosessuali in Parlamento; una donna intelligente, coraggiosa e senza paraocchi politici. Ha spiegato le sue posizioni ai ragazzi di destra di Casa Pound. Ha riscosso applausi. In Commissione giustizia ha fatto passare le sue proposte con bravura. (Con il voto contrario di Udc e l’astensione di Pdl e Lega). E allora perché i fischi?
Il fatto è questo: alla lobby omosessuale - cosa ben diversa dalle persone omosessuali, che hanno tante idee diverse - non basta sia condannata la violenza. Vogliono un ribaltamento culturale. L’idea di base è questa: gli esseri umani non sono uomini e donne. No, questa lobby che ha adepti anche fuori da chi ha tendenze di questo genere, vuole imporre la norma giuridica secondo cui non esistono più il maschio e la femmina, poiché questo è un dato culturale, imposto dalla tradizione, ma non corrisponde alla vita. Uno è ciò che gli pare, e chiunque metta in dubbio questa posizione è perciò stesso omofobico. Dunque passibile di pena. Per questo si è cercato di condannare in parlamento europeo il Papa e il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale, essendosi espressi per l’unica famiglia da loro ritenuta degna di chiamarsi tale, quella di uomo e donna. Cioè persone maschili e femminili, le quali poi possono avere i loro gusti privati e nessuna legge deve impedirlo, e nessuno può minacciarli o usare violenza per questo contro chiunque, ma «uomo e donna Dio li creò».
Ci possono essere idee diverse, come no. Si può negare questa visione cristiana e non solo cristiana della specie umana. Il fatto è che si vuole mettere fuori legge chiunque si esprime secondo le idee della tradizione, la quale oggi è ormai l’unica cosa davvero progressista e rivoluzionaria che ci sia.
Non si spiegano in nessun altro modo i fischi alla Carfagna. Perché lei è contro le violenze motivate per odio verso gay e transgender, ma resta per il primato della famiglia. L’ho detto con parole semplificatrici, sapendo bene che i pensieri sono di solito complicati. Mi permetto di semplificare anche di più. Con un esempio tratto dalla mia esperienza di parlamentare italiano in Consiglio d’Europa, commissione principi giuridici e diritti umani.
A Berlino, in una riunione, si discuteva di un documento contro l’omofobia. Uno pensa: lotta e condanna contro chi discrimina, insulta, ferisce, uccide per ragioni omofobiche e contro chi li giustifica. Niente da dire. Sacrosanto. Ma ecco, questo viene ritenuto preistoria giuridica. L’esperto nordico spiega che sostenere la famiglia al modo del Papa e del Patriarca di Mosca è la vera causa della violenza omofobica. Dopo di che entra in scena una signora transgender, il leader dei transgender europei. Una bella donna con i lunghi capelli e la voce di Arnoldo Foà. Dice: «Io secondo la carta d’identità risulto maschio, ma io nel mio profondo ora mi sento donna. Entrando ho subìto violenza perché hanno visto che sui documenti ero maschio, ma io ho un altro sentimento di me stessa. Il diritto dev’essere conforme al mio desiderio. Devo poter sposare, adottare, cambiare di nuovo identità». Nessuno aveva nulla da obiettare. Ho provato a dire: ehi, un po’ di sano materialismo per favore, siamo maschi e femmine. Uno può essere omosessuale, lesbica, può essere transgender. Ma un uomo non sceglie lui il suo genere. La società non deve rincorrere i desideri anche impossibili delle persone. Niente da fare. Sicuramente passerà questa risoluzione. (Anche perché per noi italiani, che siamo abbastanza compatti su questa linea, è difficile andare a Strasburgo, l’opinione pubblica ti impicca subito come assenteista in Parlamento, salvo poi lamentarsi se l’Europa ci appioppa leggi contro cui non ci si può opporre. Ma questo è un discorso a parte).
Così le minoranze che non riescono a far riconoscere i loro supposti diritti fondamentali nei loro Paesi, vanno in Europa, si fanno mettere il timbro di diritto umano e poi passano a riscuotere a casa. Così è accaduto per la legge che si approverà martedì. Sulla carta come si fa a essere contrari? Io però ho un sacco di problemi. Credo sia giusto dare l’ergastolo a chi assassina un gay. Ma non perché è omosessuale, ma perché è una persona. Invece la legge crea una specie di categoria speciale. A me pare una rottura dell’idea del valore unico della persona, a prescindere dai suoi gusti, tendenze, sentimenti, pratiche di vita.
Trascrivo la legge. È breve, è una aggiunta all’articolo 61, comma 1, del codice penale. Il linguaggio è tecnico, molto poco italiano (poi si lamentano del dialetto), ma si capisce: «11-quater: l’avere - nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale e contro la vita e l’incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale - commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».
Vale anche l’aggravante per chi ha orientamento di tipo pedofilo? In fondo è un orientamento sessuale. Mi permetto un’altra piccola osservazione, e poi chiudo. Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere graduazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?