Tutta la Cdl all’attacco Bossi: premier bugiardo

da Roma

Il giorno dopo l’accordo sulle pensioni partono cannonate dalla Cdl. «Era decisamente meglio la riforma Maroni, era tutto più chiaro, soprattutto per le donne, che sapevano di poter andare in pensione prima», sbotta Umberto Bossi. «Anche stavolta Prodi non dice la verità. Come può sostenere che il governo ha tenuto i conti in ordine se nessuno sa quale sarà il costo esatto di questa controriforma, né come verrà coperto? Come risponderà alle domande dell’Unione Europea, della Banca Centrale, del Fondo Monetario Internazionale e delle grandi agenzie internazionali di rating?», attacca Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi. Tagliente come al solito, Roberto Calderoli sparge sale sulla piaga del dissenso massimalista: «Se veramente Prodi riesce a far passare la riforma all’ala sinistra della maggioranza per l’eliminazione dello scalone», si può parlare di «circonvenzione di incapace». Un tasto che batte anche Altero Matteoli (An): «Già ieri mattina si era capito che Prodi aveva rinviato la pratica allungando la sua agonia. Poi si è scoperto che il finto accordo non è stato neppure votato per evitare i voti contrari dei ministri dissidenti e dargli la possibilità di bluffare in Tv». Per Lorenzo Cesa, segretario Udc, la riforma «non risolve i problemi politici dell’Unione né quelli finanziari del Paese». E i giovani forzisti di Lucca lanciano una petizione dal titolo «Abolizione dello scalone? Una follia per il Paese di domani». Primo firmatario: Silvio Berlusconi.