Tutta la Chiesa è un segno dei tempi

Sto finendo di leggere Nuovi segni dei tempi, libretto scarno ma densissimo del card. Camillo Ruini (Mondadori, pagg. 85, euro 10). Un testo abbastanza diverso da come ce lo si aspetterebbe. Ruini qui non fa nessun uso del solito gergo ecclesiastico, e nemmeno della propria posizione nella Chiesa. In altre parole, dietro queste parole c’è un’urgenza vera. Nel trattare il tema della missione della Chiesa nel nostro tempo, Ruini non assume nessuna posizione difensiva, né cede al ricatto del «che fare?», alla tentazione di trasformare la missione in una questione strategica. Il problema è, se mai, ciò che la Chiesa è: non in senso metafisico, ma storico, qui e ora, poiché questa è la natura della Chiesa: una vita presente, storica perché presente, che esiste nel presente e risponde alle domande del presente.
Nel tracciare il cammino dal 1985 a oggi - passando per le colonne d’Ercole del 1989 e dell’11 settembre 2001 - Ruini sottolinea non tanto le attività svolte, quanto il grado di consapevolezza nel rapporto tra Chiesa e realtà storica, non tacendo dei fattori (tra cui la permanenza di grandi sacche di ideologia dentro il tessuto della Chiesa) che hanno ritardato la comprensione. La centralità del fattore culturale e la sua stretta connessione con l’aspetto caritativo e quello missionario conducono Ruini a individuare due poli d’interrogazioni per il presente e il futuro della Chiesa: uno geopolitico e uno antropologico. Sul primo punto, bella e giusta è la perorazione per una lettura rettamente cristiana, a esempio, del fenomeno del «risveglio identitario». Il contributo cristiano alla coscienza dei popoli non può andare in direzione di una rivendicazione chiusa e conflittuale della loro identità. Ogni identità seria è illuminata infatti dalla luce di una coscienza razionale di sé. L’apertura è dunque prerogativa dell’io, non di un’identità intesa come aggregazione (che nasconde sempre un ricatto).
Condivisibili anche le note sull’antropologia, specialmente quando Ruini insiste sul pericolo insito in chi, in tema di bioetica, ricorre ad acquisizioni scientifiche per abbattere la dignità e l’unicità del soggetto umano. Fondato appare il timore che alle vecchie ideologie un’altra se ne sia sostituita, più potente: quella che, con la scusa della libertà di fare ciò che si vuole (basta avere i soldi...), riduce l’uomo a carne da cannone o a cavia per qualunque esperimento. Verrebbe meno così - ora che i mercati orientali sembrano destinati a sopraffarci - l’unica ricchezza inalienabile della nostra civiltà, di cui la Chiesa si è fatta, nei secoli, custode: la forza dell’io, la sua libertà.
Ridurre la Chiesa a un fatto del passato è come ridurre la persona, l’io, a un fatto del passato, a un cimelio storico. Leggete questo libretto cristiano e laico. Potrete forse dissentire su certe risposte, non sull’urgenza delle domande.