Tutta colpa delle pattine

Il Nord Italia? «È un buco nero che genera patologia a ogni livello». E i suoi abitanti? Hanno un solo obiettivo: «La cappella al cimitero». Insomma non c'è scampo dalle «brume malsane» del Settentrione: «Le anime sensibili si ammazzano o emigrano». Nessuna alternativa. Un lavoro come gli altri? Qualche hobby? Moglie e figli, la casa al mare, le vacanze a Ferragosto? Macché: quello è riservato a chi vive dal Rubicone in giù. Quassù non c'è scampo: se sei di buon umore stermini la famiglia. Altrimenti ti leghi ai binari del Mortara-Milano.
Del resto se pensi alla provincia di Pavia o a quella di Brescia che cosa ti viene in mente? La Certosa? Sirmione? Le imprese che hanno fatto il miracolo economico italiano? Macché. «Una serie di sacchetti neri con dentro resti umani»: ecco cosa ti viene in mente. Nient'altro. Anzi sì: attorno ai sacchetti neri ci sono «i carabinieri che li maneggiano e sotto sotto si eccitano». E i parenti dei defunti che vanno in giro per i campi «come Pollicino a cercare» le briciole dei cadaveri. Eh sì, perché questi incapaci di lombardo-veneti manco sanno uccidere come si deve. Mica come al Sud: quelli sì che sono dei professionisti, ti fanno sparire davvero, ti buttano in mare o, meglio ancora, «ti sciolgono nell'acido». E allora: vuoi mettere l'allegria, rispetto al tetro Nord?
A ridisegnare, secondo criteri del tutto nuovi, la questione settentrionale è il quotidiano moderato del centrosinistra (e sottolineiamo moderato), che va sotto il nome di Riformista. Il suddetto giornale, che si era dato un programma tutto basato sull'eleganza british e sui toni pacati, adesso pubblica in prima pagina un articolo in cui, partendo dal delitto degli anziani di Brescia, si arriva a liquidare l'intero Nord come «terra di sangue e di suicidi». Evidentemente, dev'esserci stato un colpo di caldo ai piani alti della redazione: e poiché le temperature estive non sono mai state così miti, è chiaro che a far danno è il clima surriscaldato che si respira all'interno dell'Unione. A forza di inseguire i cocci, si finisce per sragionare.
E così la riflessione sul Nord viene affidata a una semisconosciuta scrittrice, Laura Maragnani, di cui i siti Internet ricordano solo articoli pregnanti come «L'amore ai tempi della Smart», «Amore bianco. I 40 anni di astinenza in casa Vianello» e «Galeotta fu la pastiera», sagace saggio breve su una gara di cucina regionale. Tanto basta, insieme a un libello giovanile sulla sua Vigevano, per far sì che il quotidiano dell'intellighentia di sinistra, la elegga a nuovo guru dell'anti-Padania, una specie di contro-Bossi in gonnella, la risposta prodiana a Borghezio.
Lei, c'è da dire, non si tira indietro. Racconta di essere sopravvissuta scappando dall'infernale Vigevano verso Roma («Dalla nebbia verso il sole») e per sentirsi originale s'inventa un nuovo fenomeno sociale: l'emigrazione da Nord verso Sud. Non ci credete? Nemmeno noi, ma che importa? La Maragnani cita Lidia Ravera, e si sente soddisfatta: Ravera e Maragnani insieme non fanno già tendenza? Per il Riformista, evidentemente sì: prima pagina, visto si stampi. A Roma, tra l'altro, la nostra cantrice della pastiera che fu galeotta ha capito tante cose importanti. Per esempio: «Ho scoperto l'amore per i bambini». Lo dice davvero: non stiamo scherzando. «Li chiamano creature», spiega in sintesi. E che vuol dire? Che una mamma di Torino o di Milano che non usa il termine «creatura» non ama il suo bambino? Suvvia, signora galeotta fu la pastiera: forse persino le mamme di Vigevano amano le loro figlie, nonostante ogni tanto ne esca una come lei.
Dalla Lombardia ci si può salvare «solo fuggendo», continua la nuova pensatrice del riformismo moderato. E poi sentenzia: «Se superi l'infanzia al Nord puoi andare anche su Marte». (Perfetto: ma lei, visto che l'infanzia al Nord sfortunatamente l'ha superata, perché anziché andare su Marte ci è rimasta tra i piedi?). Cita qualche delitto preso a caso (è noto: i delitti si consumano solo al Nord), un po' di sociologia da terrazza romana sui suicidi a Vigevano (e dàgli) e sulle villette «monadi oscure», ricorre a Verga (celebre scrittore della Val Gardena) per definire «l'ossessione nordica per la roba», e riesce infine nell'intento di sferrare un attacco alla Lega, alla sua politica sull'immigrazione e alla richiesta di autonomia. Un attacco, si capisce, fondato su salde basi teoriche e meritevole di attenzione da parte di un giornale abituato a far le pulci a tutti, come il Riformista.
È la stessa intellettuale dell'amore ai tempi della Smart a dimostrare tutta la profondità del suo pensiero con due frasi chiave, che rivelano la sua totale e piena comprensione della nuova questione settentrionale. La prima spiega come individuare un cittadino del Nord: «Tutti al Nord hanno un libretto di risparmio con sé». Dal che si deduce, che per esempio se uno gira con gli assegni è per forza napoletano o palermitano (in compenso sarà felice, sempre che gli assegni non siano a vuoto). La seconda frase individua alla radice il male oscuro del Settentrione: qual è, infatti, la «vera e propria culla della sua devianza psichiatrica?», si chiede la Maragnani. E senza un filo di dubbio si risponde: «Le pattine». È chiaro: come non avevamo fatto a non pensarci prima? Tutta colpa delle pattine: si vuole fare tanto gli intelligenti e poi se non si sanno usare le pattine si prendono certe scivolate...