Tutta la conoscenza in due domande

È possibile eseguire un controllo empirico? È possibile fare previsioni? Se la risposta è negativa, allora siamo fuori dalla scienza

«La più comune di tutte le follie è credere appassionatamente in qualcosa che è palesemente falsa», scrisse Henry Mencken, giornalista americano e autore, tra le altre, di un'opera - Pregiudizi - la cui corposità (6 volumi) non richiede di aggiungere nulla sulla popolarità di quella follia. Fortunatamente, non siamo condannati a sopportare la tirannia primitiva del pregiudizio, ma abbiamo a disposizione una strategia di comportamento, un antidoto, contro quasi ogni pregiudizio: il metodo scientifico. Nacque ufficialmente con Galileo, ma già Platone distingueva tra «opinione» e «conoscenza scientifica». Richiamo che mi permette di insistere sul fatto che chiunque, come oggi purtroppo e troppo sovente avviene, alluda all'esistenza di svariate «opinioni scientifiche» non fa altro che esprimere, né più né meno, una sgradevole forma di ossimoro.
Una strategia di comportamento - il metodo scientifico - contro quasi ogni pregiudizio, dicevamo. Il «quasi» è d'obbligo: il metodo scientifico non è applicabile ai pregiudizi che non possono essere falsificati. E rimane estraneo alla scienza anche ciò che non è ripetibile e, quindi, non prevedibile. Insomma, perché vi sia scienza si deve poter rispondere positivamente a due domande: (1) È possibile eseguire un controllo empirico? (2) È possibile fare previsioni? Se ad una di queste domande la risposta è negativa, allora siamo fuori dalla scienza.
La scienza, è opportuno ribadirlo, se mai ve ne fosse bisogno, non è l'unico strumento di conoscenza a nostra disposizione, ma ciò che la rende più unica che speciale è l'aderenza degli scienziati a due precise regole: (1) sottoporre le proprie affermazioni all'esame degli altri scienziati, e (2) abbandonarle se esse non superano quell'esame. In questo modo, la scienza è un'attività in perenne stato di «lavori in corso», e ogni «verità» scientifica è sempre provvisoria o, comunque, è considerata tale. Non nel senso che possa smettere di essere vera, ma con la consapevolezza di non essere assoluta e di possedere limiti di applicabilità.
Troppo spesso alla scienza si lega, quasi indissolubilmente, la tecnica. Le due sono fili, ma ben distinti, di un'unica matassa ed è importante assegnare a ciascuna il proprio ruolo. Per farla breve, possiamo dire che la tecnica esiste perché la scienza è vera: i prodotti dell'indagine scientifica possiedono una verità intrinseca che permette loro di avere applicazioni per la vita pratica, ed è allora comprensibile che il mondo è della tecnica, più che della scienza, che subisce il fascino: piaccia o no, diventa quello pratico il valore particolarmente attraente della scienza.
Il valore pratico della scienza è però limitato, perché è la stessa scienza ad avere limiti. Ad esempio, essa ci aiuta sì a controllare il mondo esterno, ma non dà la minima indicazione sulla direzione da seguire nell'esercitare quel controllo. Ogni volta che noi affrontiamo un'azione pratica, abbiamo due decisioni da prendere: dobbiamo decidere qual è il fine che vogliamo raggiungere, e dobbiamo decidere quali sono i mezzi che vogliamo usare per ottenere il risultato desiderato. Ebbene: la scienza ha pochissimo da dire sui fini e, per converso, sulla questione di scegliere quali mezzi sono realisticamente impiegabili, è essa la nostra guida. Il rischio di lasciarsi affascinare dalla tecnica esiste: abituati a vivere quasi ai confini della fantascienza, rischiamo di convincerci che, siccome oggi sono possibili cose che fino a qualche decennio fa erano addirittura impensabili, allora tutto è possibile grazie alla scienza. Invece, la scienza è strana: a volte, all'improvviso, ci offre una realtà che va ben oltre ogni nostra immaginazione o previsione; altre volte frappone barriere insormontabili alla realizzazione dei nostri sogni o speranze. In ogni caso, quasi mai ci offre un futuro coincidente con quello prospettato dai futurologi. Ecco perché sarebbe importante imparare ad apprezzare il significato, il valore, e i limiti della scienza.