Tutta Genzano sconvolta e inorridita dalla morte del piccolo Alessandro

Una città sotto chock. La sorte del bimbo di 10 mesi, morso e ucciso dal proprio cane - un mastino napoletano - ha scosso Genzano, piccola cittadina alle porte di Roma. Ma dopo il doveroso cordoglio alla famiglia espresso dal sindaco Enzo Ercolani arrivano puntuali le critiche sulla mancanza, tipicamente italiana, di una vera cultura cinofila. Una cultura che avrebbe probabilmente evitato una simile tragedia. «Quando si acquista una razza impegnativa come sono i molossoidi - fa notare Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio Sociale - sarebbe buona norma che i proprietari fossero instradati non solo dai venditori sulle caratteristiche della razza del cane ma soprattutto sarebbe opportuno che fossero invitati a frequentare corsi di istruzione che permetta al cane di vivere in armonia e allegria con la famiglia. Non si possono criminalizzare intere razze e dare la colpa sempre al cane di turno. Cominciamo a distribuire le responsabilità equamente».
«In Italia manca una vera cultura cinofila, contrariamente a quasi tutti i paesi europei, Germania in primis - aggiunge Fabio Sabbatani Schiuma, coordinatore del Lazio del Movimento per l’Italia, in una nota congiunta con Massimo Bertollini, responsabile regionale dell’ufficio Diritti degli animali Mpi -. Vanno stabiliti corsi informativi di base per chiunque voglia avere un cane, di qualsiasi razza o taglia, fino al requisito dell’obbligatorietà e di seguirne di più approfonditi, con tanto di conseguimento di un patentino, per le razze più difficoltose». Di fronte a quest’orribile tragedia bisogna prendere provvedimenti seri, rifiutando ogni demagogia. Aggiungere o togliere una razza da un elenco di più o meno pericolose, obbligarlo al guinzaglio o alla museruola in pubblico, non pone poi al riparo comunque dagli incidenti tra le mura domestiche. Bisogna formare i proprietari all’addestramento minimo e a un comportamento etologico cinofilo che sappia evitare le situazioni a rischio, laddove un bambino che grida è, infatti, da qualsiasi cane, considerato una preda e di conseguenza emerge l’istinto all’aggressione».
Stessa linea per il Codici: «L’aggressione ad un bambino della Capitale terminata nel modo più tragico possibile ha portato nuovamente alla cronaca la questione della black list dei cani pericolosi da poco eliminata dalla nuova ordinanza del sottosegretario Martini. È un fatto terribile che ci sconvolge ma non dobbiamo immediatamente arrivare a conclusioni tanto semplicistiche quanto errate, questa tragedia deve invece sottolineare quanto da noi più volte richiesto alla Martini e cioè che siano disposti corsi obbligatori di corretta interazione per quanti acquistano cani di media-grossa taglia. Spesso, in fatti le migliori intenzioni, come sono sicura sia il caso della famiglia capitolina colpita da questo orribile lutto, portano ad una errata educazione del cane che, sentendosi capobranco in famiglia, si comporta di conseguenza».