TUTTA L’INCHIESTA

È guerra anche all’interno di Rifondazione Comunista L’umbro Vinti: «Paghi il Grifone» Il ligure Conti: «Pensino per loro»

Novanta minuti di sussulti: il Torino va sotto di un gol nello spareggio contro il Perugia. Servirebbe un’altra rete agli uomini di Colantuono per ottenere la promozione in serie A. Invece i granata fanno catenaccio e il raddoppio non arriva. La città umbra si accontenta di un sogno lungo due mesi, quelli della scalata del club di Gaucci verso la vetta della classifica. Piange la città, si dispera il suo patron e il giorno dopo scendono in campo anche i partiti politici, anzi un partito, quello di Rifondazione Comunista. «Il caso Genoa va preso in seria considerazione» si vocifera a Perugia. «Vogliamo la serie A», urlano i tifosi più accesi di Ravanelli e compagni.
E intanto i politici del posto iniziano a farsi sentire. Del resto anche il maxiripescaggio in serie B di due anni fa aveva visto in prima linea gli esponenti dei gruppi più autorevoli. Questa volta è Stefano Vinti, capogruppo della Regione Umbria e segretario di Rifondazione Comunista, a sollecitare l’intervento delle autorità competenti per vigilare sullo «scandalo Genoa». Vinti ieri ha chiesto «Alle istituzioni della città e dell’Umbria a fare sentire con chiarezza la voce presso il governo del calcio nazionale». Una presa di posizione forte, non di un singolo ma di tutto un partito che «vorrebbe giustizia per la città, defraudata da qualcosa che spetta di diritto».
Per Vinti è necessario anche vigilare sul regolare svolgimento dell’inchiesta: «Il campionato non è finito e sarebbe intollerabile ed inaccettabile qualsiasi forma di insabbiamento che penalizzerebbe in modo clamoroso ed ingiusto proprio il Perugia». Da qui è partito l’appello alle istituzioni umbre per «Non lasciare soli il Perugia ed il calcio onesto difendendo i diritti degli sportivi perugini e umbri». A rispondere, con toni altrettanto accesi, è stato ieri il collega Giacomo Conti, anche lui del Prc: «Stefano Vinti farebbe meglio a pensare ai problemi dell’Umbria, dei problemi del Genoa ce ne occupiamo noi. Anzi il prossimo anno faremo sicuramente la serie A e quindi mi sembra una presa di posizione inopportuna. Mi dispiace per il Perugia ma l’unico verdetto che va rispettato è quello del campo e se non sbaglio la squadra di Colantuono ha perso ai play off contro il Torino».
Sembra una guerra tra Rifondazione ma in realtà la battaglia si è presto allargata alle due città, tanto che anche il sindaco di Perugia Renato Locchi è sceso in campo per contestare la promozione del Genoa. Secondo il primo cittadino, oltre al verdetto del campionato c’è anche quello che spetta alla magistratura: «Se i verdetti del campo - ha detto - sono stati emessi, comincia ora il tempo dei verdetti dei tribunali. Le code giudiziarie non piacciono a chi ama lo sport, ma d' altra parte è assolutamente irrinunciabile che le regole siano rispettate».
Meglio, però, non illudersi: il Perugia è in serie B e ci rimarrà, salvo clamorosi sviluppi del caso Genoa: «Faccio parte di quella schiera di italiani - sottolinea Locchi - che stanno aspettando di vedere come sarà sistemato il caso Genoa. Non è opportuno, però, per non rischiare ulteriori delusioni, illudersi, ma vale la pena pensare a quanto scrive oggi Giorgio Tosatti: “se la metà di quanto trapela dall' indagine risultasse vera, il mio strapazzato cuore di vecchio genoano dovrà attendere ancora prima di vedere il Grifone in A“. Forse Tosatti potrebbe presto vedere in A il Grifo, ma quello biancorosso». Altrettanto forte la posizione del presidente Alessandro gaucci: «Noi 12 anni fa siamo retrocessi per un cavallo, mentre qui si parla di qualcosa di ben più grosso. Resteremo alla finestra e molto vigili».
A fare da paciere nella battaglia tra le due città è stato invece il presidente della Lega Adriano Galliani: «Posso garantire - ha detto - che ci sarà l’assoluto rispetto delle regole».