Tutta la poesia in una tazza di caffè

È l’ottavo secolo dell’Egira, il 1450 in Europa, e il caffè si diffonde nello Yemen per la passione dello sceicco al-Dabhani. Il mondo dei Sufi scopre i poteri del qahwa, che «dissipa il sonno» e aiuta il fedele a «cantare le lodi a Dio» per la notte intera. Il caffè spopola, ma i saggi musulmani sono dubbiosi: è forse khamr, inebriante come il vino e quindi da proibire? Alla Mecca è scontro, con divieti, controdivieti, mercanti frustati e assalti ai locali. Lo scrittore al-Jaziri interviene con un libello, Le prove a favore della legittimità dell’uso del caffè, ora proposto in italiano in Caffeina mon amour (a cura di Fabio Zanello, Coniglio Editore, pagg. 63, euro 5). Con poesie ed estratti dalla letteratura araba sulla «bevanda dei figli di Dio».