Tutta la politica ai funerali

Il presidente del consiglio, Silvio
Berlusconi, durante i funerali delle 205 vittime del terremoto
dell’Aquila, ha stretto la mano al Capo dello Stato Giorgio
Napolitano. È stato un pò l’istantanea di una politica unita
e presente ai funerali di Stato tenuti sotto un tiepido sole a L’Aquila

L'Aquila - Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, durante i funerali delle 205 vittime del terremoto dell’Aquila, ha stretto la mano al Capo dello Stato Giorgio Napolitano. È stato un pò l’istantanea di una politica unita e presente ai funerali di Stato tenuti sotto un tiepido sole nella grande piazza d’armi della Scuola Allievi Istruttori della Guardia di Finanza dell’Aquila.

Il dolore di Berlusconi Il premier, che ha seguito gran parte della cerimonia funebre tra i parenti delle persone scomparse, durante la distribuzione dell’Eucarestia è tornato nella parte della piazza riservata alle autorità. Prima della cerimonia Berlusconi è passato davanti alle bare tenendo le mani giunte e in preghiera pochi minuti prima dell’inizio dei funerali di Stato a L’Aquila. Il premier poi si è intrattenuto con alcuni parenti delle vittime per dare loro parole di conforto.

Presenti tutte le alte cariche Oltre a Napolitano e a Berlusconi erano presenti, il presidente del Senato, Renato Schifani, della Camera, Gianfranco Fini, il presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta. Per l’opposizione, il segretario del Pd Dario Franceschini, l’ex segretario Ds Piero Fassino, l’ex ministro della sanità Rosy Bindi e l’ex presidente del Senato Franco Marini. Tra gli amministratori presenti, anche il sindaco di Roma, Gianno Alemanno. "Oggi - aveva detto il presidente del Consiglio - è un momento di grande emozione, toccante. Avremo contatti con chi ha perso un figlio: è lancinante". E aggiunge: "Ringrazio gli abruzzesi per la loro serietà, civiltà, dignità e compostezza. È una grande lezione per tutti gli italiani. Rendiamo onore ai loro morti, che sono i nostri morti".