Tutta la verità sul tritacarne degli scoop

Il racconto di Corona ai giudici: «Lo scopo è guadagnare Se ci danno i soldi una persona o un topo è uguale»

da Milano

L’ascesa e la caduta. Gli scoop e il carcere. Tre interrogatori per raccontare la sua verità. Tutto Fabrizio Corona, davanti ai magistrati milanesi. Il primo, di fronte al gip Giulia Turri, per sfiorare «Vallettopoli». Gli altri due - il 24 e il 25 maggio, davanti al pm Frank Di Maio - per scavare negli angoli dell’inchiesta. Finisce tutto nel tritacarne. Perché «il mercato è libero», «l’obiettivo del fotografo è innanzitutto di guadagnarci», e «se ci dà i soldi l’agenzia, il fotografo, la persona, un cavallo, un topo, è uguale». Questo è il suo racconto.
IL CASO LAPO
Lapo Elkann è in ospedale. Le sue foto finiscono sui giornali. Corona arriva a Torino. Incontra Renato Brocco, in arte Patrizia, e un secondo transessuale. Anche quest’ultimo conosce Lapo. «Mi sono visto col transessuale, \ la prima cosa che gli chiedo è di portarmi da Patrizia. Gli dò mille euro e mi accompagna». «Suono al campanello \, dico: “Sono Fabrizio Corona, io la posso aiutare. Mi interessa un’intervista esclusiva”. Entro in casa, e cominciamo a parlare. Che lei era stata con Lapo, anche lei, non solo Patrizia, ma che Lapo era un assiduo frequentatore di transessuali. \ Raccontava i minimi particolari, descrivendo anche la casa di Lapo dove era stata. Anche in casa se li è portati, perché una volta si era portato Patrizia e lei, e descriveva con perfezione la casa degli Agnelli. “A me non mi interessa che tu mi rilasci dichiarazioni delle cose sessuali...”, gliel’ho subito detto, “io quello che voglio dare è farti conoscere al pubblico \ io ti garantisco un’intervista video e un’intervista giornalistica. Ti do 50mila euro”, convinto che avrei potuto fare 300mila euro, 150mila Vespa e Mentana, e 150mila euro Chi, o Oggi. Lei mi dice: “Va bene”». Chiamo Brindani, allora direttore di Chi. Chiamo il direttore di Oggi \ chiamo Mentana e Vespa, e tutti impazziscono, e mi continuano a chiamare. Parliamo, con Mentana ci ho parlato tre volte, anche con Vespa. Vespa m’ha fatto chiamare da un capo della... importantissimo, che si chiama... il nome non me lo ricordo, è un dirigente Rai famosissimo. \ Tranquillo, torno a Milano, eccitatissimo. \ Suona il telefono e mi chiama il capo di Publitalia. «Guardi, signor Corona, so che lei ha un’intervista, ha in mano quest’affare Patrizia, aspetti un attimo perché forse ci sono dei problemi”. \ Mezz’ora dopo, suona il telefono, “Sono Marco Durante”, mi dice: “Ho saputo che lei ha in mano l’esclusiva di Patrizia \ Bene, signor Corona, noi siamo interessati. Prenda tempo. Per comprare un’esclusiva, quindi bloccare quest’intervista quanto chiede?”. “Abbiamo l’intenzione di farci intorno ai 300mila euro, potremmo chiudere intorno ai 200/250”. “Va bene, la richiamo”. \ Alle 8 ho richiamato Vespa e Mentana, cosa che, quando sarò libero e mi chiameranno ad andare in trasmissione, gli dirò davanti a tutti e due “che lei si deve vergognare”, \ perché li chiamai di nuovo, visto che erano interessati, gli ho detto: “Senta, allora, ci mettiamo d’accordo...”, perché loro nel frattempo... erano stati loro ad avvertire la Fiat. “Eh no, mi dispiace, signor Corona, non siamo interessati” (è la risposta di Mentana, ndr). “Come? Ma lei è un giornalista? Ma la libertà di stampa esiste in questo paese?” \ Chiamo Vespa e mi dice, “Guardi, non siamo interessati”. \ Avessi avuto una televisione avrei fatto il 100% di share. Chiamo Oggi, “Non siamo interessati”, perché Oggi è Rizzoli, Fiat, sono in società. \ Chiudiamo a 50mila euro l’intervista di Chi. Fine. Spiego a Patrizia che era saltato tutto: “Ti posso dare solo 20mila euro perché il mio piano è naufragato”. Mi pento per quello scoop».
Il secondo video, quello più compromettente, Corona dice di averlo restituito a Lapo. «Lui mi ha detto tutte quante le sue teorie, quello che secondo lui è successo. \ La storia che era tutto organizzato, che c’era il fotografo che lo aspettava in ospedale. Loro gli avevano detto, quelli della Fiat, che io ero d’accordo con Moggi e i dirigenti per farlo fuori \ Credo che la famiglia non l’abbia coperto perché era stanca e sapeva di questo comportamento \ Io credo che sia stato uno scandalo che La Stampa, quotidiano della famiglia Agnelli... la notizia poteva essere coperta e nessuno avrebbe mai saputo di che si trattava». «Ho continuato a lavorare su Elkann molto. \ Poi incontro un amico, che adesso lavora con lui, che lavora in un’agenzia di pubblicità, che ha in mano tutte le robe della Fiat, ovviamente per arrivare a Lapo, e gli ho detto: “Fammi incontrare con Lapo che ci parliamo”. “Facciamo una cosa, Lapo mi ha chiesto se gli puoi regalare il video di quel transessuale”. Gli ho detto: “Tieni, prenditelo, portaglielo”».
LE FOTO DI ADRIANO
Premessa al pm: «Siamo una famiglia di interisti sfegatati». Poi, la sua versione sul «ricatto» alla società di via Durini per le foto di Adriano. Quelle foto «avevamo intenzione di non farle uscire, di fargliele vedere o all’Inter o Adriano \ Adriano già dall’estate scorsa, non giocava mai, non segnava mai, faceva schifo». Quindi, l’idea: «Facciamo un favore alla società». Ma la trattativa fallisce, le foto escono sui giornali. «Vado lì, faccio due prove, una all’Inter e una a Adriano. Le due prove non sono andate bene perché l’Inter non ha mai voluto il contatto \ Non è che insisto. Io vado per quello che devo fare e vendo le foto ai giornali». Di Maio, poi, ritorna sull’episodio di presunta estorsione ai danni di Francesco Coco. Corona ha le idee chiare. «Prima era un bravo ragazzo, adesso è completamente perso \ La sua intenzione era di fare l’attore». Di Coco esistono foto compromettenti. «Tante - spiega Corona - una quarantina». E «molto particolari». Per ritirarle, il fotografo chiede al calciatore 6mila euro. «Gli abbiamo fatto un favore, un vero favore, quelle foto valevano minimo 50mila euro», perché era «completamente strafatto, perché sono delle fotografie con gli occhi stralunati».
INTERCETTATO
Corona non dimentica. Perché è al pm potentino Henry John Woodcock che deve la sua reclusione. «Sapeva di essere intercettato?», chiede Di Maio. «Sì - è la risposta - ne ero sicurissimo. Tutte le mattine rispondevo al telefono “Buongiorno signor Woodcock, come va? Si ricordi quando finisce questa storia che io la fotograferò tutti i giorni \ Lei non ha proprio vita privata, si ricordi se ha qualche debolezza, se ha un’amante, sarò lì dietro l’angolo, se lo ricordi questo, se lo ricordi”».
LELE MORA
«Se io ho subito dei torti giudiziari, penso che a Lele Mora lo Stato debba delle grossissime scuse perché è completamente estraneo a tutto questo \ Il massimo dei massimi sarebbe stato lavorare insieme. Lavorando da lui avrei potuto guadagnare molto di più. Peccato che lui ha un tenore di vita da 500mila euro al mese e io da 30 \ Siccome le due società erano distinte molte volte io ho fotografato personaggi di Mora che a me mi stavano sui coglioni e quando sono uscite le foto questi dicevano che ero stato io, io ho sempre negato anche a Lele. Mentre erano mie. Io ridevo di questa cosa qua... Io non guardavo in faccia, io non sono comprabile».