Tutte le battaglie sulle perizie

Una vicenda processuale, quella d'appello, iniziata il 16 novembre 2005 e e che si era aperta con la richiesta, da parte del procuratore generale Vittorio Corsi, di interrogare l'imputata e di una nuova perizia psichiatrica su di lei per approfondire aspetti legati alle condizioni di salute e alla personalità. Richiesta, quest'ultima alla quale l'avvocato Taormina si era subito opposto ma che nell'udienza successiva era invece stata accolta dalla corte che aveva parlato di «dubbi» sull'esame fatto nel processo di primo grado e che aveva concluso che la Franzoni era sana di mente. A quel punto il difensore della donna pronunciò una frase che avrebbe poi ripetuto tante volte nei mesi successivi, parlando di una «sentenza già confezionata» e aggiungendo che «il processo non ci interessa più». Un'altra polemica sollevata dal difensore, che aveva preannunciato una denuncia in merito, era stata quella sulla mancanza di alcune delle fotografie scattate dai carabinieri nella villetta di Montroz.
Prima di questo, però, si erano susseguite una serie di altre udienze, a cominciare da quella del 28 novembre in cui era stata respinta la richiesta della difesa di revocare l'ordinanza che disponeva la nuova perizia psichiatrica, che verrà poi svolta senza la collaborazione della Franzoni ma solo attraverso l'analisi delle carte e delle interviste televisive.
Il 19 dicembre la corte aveva conferito l'ennesima perizia, che riguardava questa volta alcune macchie di sangue ritrovate nella stanza in cui fu ucciso il piccolo Samuele e che doveva stabilire se il pigiama fosse disteso sul letto o indossato dall’assassino. Ma le guerra delle perizie è stata contrappuntata da mille battaglie. La difesa ipotizzava che tra gli schizzi di sangue rimasti sulla coperta si poteva individuare l'impronta di una scarpa - non di Anna Maria - ma i carabinieri del Ris risposero che si trattava di una piegatura della stoffa. Per non parlare delle presunte tracce lasciate dal «fantomatico» killer nel garage della villetta di Cogne ma che gli esperti attribuirono invece a «falsi» lasciati dai periti della difesa. Fino all’ultima perizia psichiatrica effettuata senza l’assenso dell’imputata e secondo la quale la Franzoni potrebbe aver ucciso senza rendersene conto preda del sonnambulismo. Una tesi che sia taormina che l’imputata continuano a respingere.