Tutte le carte che accusano Fini

La vicenda della casa di Montecarlo lasciata in eredità ad An e finita nella disponibilità del cognato di Gianfranco Fini si arricchisce di nuovi particolari che aggravano la posizione politica (su quella giudiziaria sta indagando la procura di Roma) del presidente della Camera. Il quale si ostina a non spiegare, alimentando dubbi sulla trasparenza dell'operazione, per nulla incalzato dalla stampa moralista e giustizialista (Repubblica in prima fila) che per mesi ha posto sotto assedio Berlusconi sulle sue attitudini sessuali e che invece pare indifferente a quelle immobiliari dell'ex leader di An.
Il documento che pubblichiamo oggi prova che la cessione dell'immobile a una finanziaria di un paradiso fiscale è stata fatta su delega di Fini. Ma come, il paladino della legalità dà il via libera a una operazione che puzza da lontano di evasione fiscale e truffa e se ne sta zitto aspettando che passi la buriana? Quello che sorprende è che solo una piccola parte dei leader politici ne chiedano le dimissioni, e che lui non le dia spontaneamente, per il fatto e in sé e per coerenza rispetto alle posizioni giustizialiste espresse di recente fuori e dentro il Parlamento.
Paradossalmente l'unico partito a difendere Fini dovrebbe essere il Pdl, garantista per statuto. In effetti è così anche se Berlusconi è stato il primo a sfiduciare il presidente della Camera, non per motivi giudiziari ma politici. Fini infatti, da tempo, non è più espressione della maggioranza che lo ha eletto, anzi fa politica attiva a favore dell'opposizione. Ma Fini non può più avere la fiducia neppure del Pd, se hanno senso le parole pronunciate l'altro giorno in aula dal capogruppo Franceschini. Il quale, riferendosi al sottosegretario Caliendo, ha sostenuto che un uomo delle istituzioni deve farsi da parte, come accade all'estero, anche se solo viene pizzicato a mettere in nota spese una scatola di sigari. Ora è ovvio che fare pasticci con una casa del partito, brigare con finanziarie estere, intervenire come sostengono testimoni, per fare avere appalti Rai alla suocera è ben più grave che fumarsi gratis un cubano. Franceschini dovrebbe essere quindi il primo a porre il problema, dando seguito ai suoi principi e alle sue dichiarazioni sull'inaccettabile silenzio del presidente.
Fini quindi in teoria è già sfiduciato e se la politica non fosse cosa seria, lo sarebbe anche nei fatti. Ha perso la fiducia del Pdl, dei due terzi dei suoi uomini ex An, il rispetto del Pd e di Di Pietro che lo stanno usando come un cameriere per tenere viva la chimera del ribaltone. Non gli auguro di essere a breve mollato anche da una famiglia, i Tulliani, che dove ha messo tenda ha combinato disastri. Gli è rimasta la solidarietà interessata di Casini e di Lombardo, uno inquisito per mafia. Come ultima arma sta usando il suo giornale, Il Secolo (pagato da tutto il Pdl) per accusare noi di dossieraggio, confondendo case a Montecarlo, trasmissioni tv e paradisi fiscali con veline di carta. Ridicolo, oltre che patetico.