Tutte le contraddizioni del "caso Ruby". A Milano supervertice in Procura

L'ipotesi per le persone legate alla ragazza marocchina è sfruttamento della prostituzione minorile

Milano L’inchiesta che non esisteva esiste, eccome: al punto che per discutere di come indagare sul nuovo sexygate che coinvolgerebbe Silvio Berlusconi, ieri pomeriggio i vertici della Procura di Milano si riuniscono a lungo. Nella stanza del capo, Edmondo Bruti Liberati - che per tutta la giornata di martedì aveva escluso ripetutamente l’esistenza di una denuncia o di una inchiesta sugli incontri che Ruby, una marocchina diciassettenne, racconta di avere avuto ad Arcore col Cavaliere - si ritrovano in quattro: insieme a Bruti Liberati ci sono ben due procuratori aggiunti, Alberto Nobili e Pietro Forno, e il pm titolare del fascicolo Antonio Sangermano.
Nobili è il capo del dipartimento che si occupa di prostituzione, Forno è lo specialista nei reati sessuali e in particolare di quelli a carico di minorenni. È la conferma che, nell’approccio della Procura milanese, questa vicenda è ancora a cavallo tra diverse ipotesi di reato, perché non si sa se e cosa sia davvero avvenuto. Ma il fascicolo indica già un reato preciso: sfruttamento della prostituzione minorile. È un reato che in base al codice è di competenza della Procura distrettuale. Ovvero in questo caso della Procura di Milano anche se il reato fosse stato commesso ad Arcore, che ricade normalmente sotto la giurisdizione della Procura di Monza.
È anche possibile che nell’inchiesta ci siano già degli indagati. Personaggi magari non legati direttamente alle presunte visite ad Arcore della ragazza, ma piuttosto al contesto in cui Ruby si muoveva: un contesto indubbiamente torbido, dove qualcuno voleva avviare la ragazza ad una carriera da escort. In questo stesso ambiente, qualcuno potrebbe poi aver cercato di utilizzare le «rivelazioni» della giovane come arma di pressione o di ricatto sull’entourage del premier. Appartengono a questi giri i nomi che potrebbero essere finiti nel registro degli indagati. Mentre la Procura ha deciso di non mettere sotto inchiesta gli eventuali «utilizzatori finali» delle prestazioni della ragazza: per il semplice motivo che, come emerge chiaramente anche dal profilo di Ruby su Facebook, la ragazza dimostra di più dei suoi anni. E avere rapporti con una prostituta, se non si può sapere che è minorenne, non è reato.
Circola una voce secondo cui la Procura avrebbe deciso di sottoporre la ragazza a «incidente probatorio», ovvero un interrogatorio alla presenza anche dei difensori degli indagati destinato a consolidare una volta per tutte le sue dichiarazioni. Sarebbe una decisione in parte destinata a tutelare la ragazza, che poi potrebbe sparire dalla circolazione. Ma servirebbe anche ad analizzare fino in fondo le lacune, contraddizioni e inverosimiglianze emerse nel corso dei numerosi interrogatori cui la giovane maghrebina è stata sottoposta. Sono le contraddizioni di cui parla anche Niccolò Ghedini, difensore del premier, secondo il quale sarebbero tali e tante da destituire di fondamento l’intera notizia. Per la Procura non è così, l’«indagine-che-non-esiste» va avanti comunque. L’intenzione era di procedere con calma e cautela, ma la fuga di notizie che martedì ha portato la storia in prima pagina sul Fatto Quotidiano ha costretto ad accelerare i tempi.