"Tutte falsità: la mia casa non è una reggia"

Egregio Direttore,
la invito a pubblicare questa lettera per replicare ad alcune affermazioni gravemente diffamatorie contenute nell'articolo di Giancarlo Perna pubblicato dal Giornale.
Lasciamo la stare la politica e la chiara malevolenza e le falsità nella ricostruzione della mia attività di sindacato e di partito. Aspettarsi dal Suo giornale un minimo di obiettività sarebbe da ingenui. Io non lo sono.
Veniamo alle affermazioni diffamatorie presenti nell'articolo.
1) Scrivete che farei incetta di case. Chiarisco: sono proprietario, oggi, a Roma, del 50% dell'appartamento dove abito (l'altro 50% appartiene a mia moglie) e acquistato dalla società divenuta proprietaria degli immobili ex Inpdai. Ripeto ancora una volta che l'acquisto è avvenuto a prezzo di mercato, fissato dall'Agenzia per il territorio - come prevede la legge - senza un euro di sconto. Questo perché essendo stata la palazzina dichiarata dalla stessa agenzia "di pregio" per la sua collocazione - nel quartiere Parioli - non ho usufruito dello sconto del 30% fissato, sempre dalla legge, per tutti gli affittuari di case degli enti pubblici. Ripeto che le dimensioni dell'appartamento sono di 5 stanze al piano rialzato e altri 5 locali nel seminterrato. C'è poi un cortile che ho provveduto ad abbellire, a mie spese, con aiuole. Vivo a Roma dalla fine degli anni cinquanta. Nel corso di questo tempo ho acquistato un appartamento di 65 mq, donato da cinque anni a mio figlio, che vi abita. Negli anni '70 comprai, con un mutuo, l'abitazione al quartiere Talenti in cui ho vissuto per molti anni e che ho venduto per acquistare l'appartamento dove ora abito. Assieme alle mie sorelle e ad altri parenti sono proprietario pro-quota della casa di mio nonno in Abruzzo.
2) Voi affermate che ho 24 proprietà al Paese dove sono nato. Lei sa sicuramente, ma mostra di non dar peso, cos'è la frammentazione fondiaria in Abruzzo, in particolare in montagna. Io non so se mio padre e mia madre avevano 24 fazzoletti di terra ereditati a loro volta dai miei nonni. Non lo so perché sono abbandonati e privi, oggi, di qualsiasi valore finanziario, tanto è vero che con i miei familiari non abbiamo mai pensato di dividere questo "latifondo".
3) Ho già detto della politica. Mi limito a precisare solo un fatto a riprova di quanto osservavo in premessa: il Suo giornale scrive che nel 1992, quando mi presentai alla Camera a Roma con la Dc, ereditai i voti di Andreotti. Nascondendo ai lettori che in quelle stesse elezioni era in lista un genero del senatore Andreotti che fu eletto con 50mila preferenze.
Un'ultima considerazione. Per favore si lasci stare mia moglie. Ha svolto con serietà e stile il suo lavoro di medico ospedaliero. La stessa serietà e stile che la contraddistinguono ora che è moglie del presidente del Senato.
Franco Marini
*Presidente del Senato