Tutte le manovre per il «grande centro»

Massimiliano Scafi

da Roma

Grande centro? Neo-Dc? Il partito dei belli? «Chiamatelo un po’ come vi pare, i nomi contano poco». Conta, spiega Bruno Tabacci, la sostanza, cioè che Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli sembrano sempre più vicini. «In uno schieramento bipolare c’è spazio per una sinistra che fa riferimento alla tradizione socialista e per un centro che fa invece riferimento alla tradizione popolare. Così funziona in Europa, così può funzionare pure in Italia», insiste il presidente della commissione Attività produttive, che in questi giorni sta cercando di passare dalla teoria alla pratica. Giovedì si è presentato nella sede della Margherita per un colloquio con Rutelli: «Se Berlusconi fa un passo indietro, può nascere un centro alternativo alla sinistra», ha dichiarato alla Stampa. E ora insiste: «Oggi c’è una compresenza di opposti nello stesso schieramento. Si alternano al potere forze capaci di vincere e non di governare. Per uscire dalle secche bisogna mettere mano al proporzionale e rimischiare le carte».
A questo punto bisogna capire se Tabacci parla per sé o se lavora per qualcun altro. Francesco Rutelli si chiama fuori, almeno per ora: «Io sono per il centrosinistra - giura -, per renderlo più forte ed equilibrato. Dopo quello che ha detto l’amico Tabacci, c’è bisogno di una mia presa di posizione ferma e precisa. Lui effettivamente è venuto a trovarmi e mi ha illustrato le sue idee sul sistema politico e degli schieramenti, una posizione coerente e nota da tempo. Manca un dettaglio, e cioè che io gli ho risposto che sono impegnato nel centrosinistra perché si concluda la pagina di Berlusconi».
E dopo? Che c’è scritto sulla pagina successiva? Marco Follini smentisce rimescolamenti, anche lui almeno per ora: «Non mi pare che il partito Casini-Rutelli sia all'ordine del giorno. Credo comunque che i centristi abbiano piena voce in capitolo anche dentro la democrazia dell'alternanza e trovo insopportabile questo clima di sospetto perché ogni volta che qualcuno di noi centristi dice qualcosa c'è sempre qualche guardalinee zelante». Troppi fischi. «Ma noi - aggiunge il leader dell’Udc - non siamo fuori gioco, siamo a pieno titolo dentro la democrazia dell'alternanza. Siamo coerenti con lo schema bipolare, non dobbiamo recitare ogni giorno il giuramento al bipolarismo».
C’è però chi ha ancora parecchi sospetti. Come il prodiano Franco Monaco: «Visto? Non siamo noi a dare la caccia ai fantasmi. Tabacci avrà pure esagerato, però ha capito quello che hanno capito tutti, cioè che la svolta rutelliana ha inferto un colpo durissimo al progetto prodiano mettendo in moto dinamiche che possono disarticolare il bipolarismo. Tabacci ha squarciato il manto di ipocrisia. C’è qualcuno che vuole ancora minimizzare lo strappo?». O come Antonio Di Pietro: «L’uscita di scena di Berlusconi consentirebbe la formazione di due poli, dai quali verrebbero espunti comunisti e destra nazionale». O come pure il vicepresidente dello Sdi Roberto Villetti: «Non credo che la Margherita abbia scelto una strategia centrista nel senso di lavorare contro un assetto di alternanza. Rutelli vuole affermare una divisione del lavoro all'interno della coalizione tra il centro e la sinistra, Questa scelta però alimenta una confusione che consente a Tabacci di coltivare il suo sogno centrista».
Appunto, il duo Casini-Rutelli è «un sogno» come lo definiscono in via Due Macelli. «Un’ipotesi affascinante - spiegano dal quartier generale dell’Udc - ma al momento assolutamente irrealizzabile». «Ho altro da fare, c’è il referendum», taglia corto Luca Volontè. Da Forza Italia Fabrizio Cicchitto liquida la cosa come «fantapolitica». E un coro di no arriva pure dalla Margherita. «È un’ipotesi che non esiste - dice il coordinatore Dario Franceschini -. Tabacci è una persona intelligente ma confonde i desideri con la realtà. Se si trova male nel centrodestra, venga da noi». «Una scenario improponibile - incalza Giuseppe Fioroni - che segnala il disagio di Tabacci». «Velleitarismo, cose non serie», conclude Sergio Mattarella.