Tutte le pagelle che promuovono il primo Genoa

(...) alle 20,30 se la vedrà con l’Ascoli nel secondo turno di Coppa Italia, è promosso.
Ma, dietro la promozione rossoblù, ci sono fortissime differenze nella classe: quelli del primo banco, gli attaccanti, hanno fatto una partita straordinaria, mentre quelli della difesa sembrano gli alunni indisciplinati che possono dare ma non si applicano. E, forse, in qualche caso, non possono neanche dare.
Ecco quindi le prime pagelle ufficiali della stagione rossoblù. Con le solite istruzioni per l’uso. I voti vanno dallo zero al dieci e quindi sono chiaramente esagerati rispetto alla media delle pagelle che siete abituati a leggere in cui si spazia fra il 5,5 di chi ha fatto tre autoreti e sbagliato un rigore e il 6,5 di chi ha deciso la partita da solo. Fatta la premessa metodologica e ribadito che non c’è niente di più opinabile del calcio, diamo i numeri.
Rubinho. Un po’ incerto nelle uscite. Soprattutto, non dà mai sicurezza a una difesa che fa acqua. Più che Rubinho, Rubinhetto. Voto 5.
Bega. Per lunghi tratti, è il migliore della difesa. Che non è un gran complimento, ma è già qualcosa. Rovina tutto con l’espulsione che lo porta alla squalifica. Tanto, là dietro, c’è abbondanza....Voto 5.
Stellini. I giocatori del Grosseto penetrano nella difesa. E gli Stellini stanno a guardare. Voto 5.
Santos. Ottimo acquisto. Di testa non ne sbaglia una, di piede quasi. E, facendolo giocare, la società e Gasperini mettono a tacere tutti gli uccelli del malaugurio (a Genova non mancano mai) che già ipotizzavano complotti o problemi di tesseramento per il giocatore proveniente dall’Albinoleffe. Santos subito. Voto 7.
Konko. A tratti, si ha l’impressione che sia capitato nello sport sbagliato e che sia un testimonial dei campionati del mondo di atletica in programma a fine mese. É una scheggia che fa male. Agli avversari. Voto 7.
Milanetto. Cosa vuoi dire a uno che segna nella prima partita ufficiale quando ancora gli spettatori non si sono messi a sedere? Eppure, stavolta, non è sufficientemente geometrico. Ma, a tratti, fin troppo lineare. Voto 6.
Paro. Se c’era, è stato bravo a non farsene accorgere. Voto 5.
Coppola (dall’80’). La voglia e l’entusiasmo sono quelle di sempre, il piede pure. Senza voto.
Juric. Anche quando non ci si accorge della sua presenza, lui c’è. E fa di tutto: lo Juric, il Milanetto con passaggi millimetrici, il Leon con un dribbling. Semplicemente indispensabile. Voto 8.
Sculli (dal 60’). Vabbè che i difensori sono pochi, vabbè che Peppino nella sua carriera ha giocato un po’ dappertutto, vabbè che in fondo il suo è un nuovo esordio. Ma vederlo giocare terzino lascia comunque interdetti. Voto 6.
Papa Waigo. In assoluto, non ha giocato male nemmeno mercoledì sera, anzi. Il problema è che ci aveva abituato troppo bene e quindi la sua prestazione sembra quasi sottotono rispetto alle precedenti. Insomma, stavolta non è stato Papa, ma solo cardinale. Basta e avanza. Voto 7.
Leon (dal 60’). Non si capisce cosa c’entri in uno sport di squadra. Entra, si mette la palla al piede, salta gli avversari come birilli e lo fa con una semplicità straordinaria. É uno in grado di fare la differenza anche in serie A. Indisciplinato tatticamente? E chi se ne frega. Di fronte al talento, non c’è tattica che tenga. Di novellini che fanno giocare Quagliarella fuori ruolo per non turbare il 4-4-2 ne abbiamo già visti a sufficienza. Meglio un giorno da Leon, che una vita da pecore. Voto 9.
Borriello. Forse Belen si è innamorata di lui vedendolo giocare a calcio. Perchè è più bravo che bello: presente in ogni azione, aggressivo, smanioso di fare, pronto a dialogare con i compagni e per nulla egoista. Fa più numeri in campo che sulle copertine dei settimanali rosa (e ce ne vuole). L’idea che qualcuno abbia mugugnato quando Preziosi e Gasperini l’hanno voluto al Genoa, la dice lunga sul grado di autolesionismo di una parte della tifoseria. Voto 9.
Di Vaio. Il più indietro dell’attacco. Ma non c’è da stupirsi, è uno che carbura un po’ alla volta. Presto tornerà Di Vaio. Voto 5.
Gasperini. Con lui ci si diverte sempre ed è una garanzia di equilibrio, saggezza e bel calcio. Certo, Leon...Ma nessuno è perfetto. Voto 7.