Tutte le religioni del web: la fede diventa telematica

La rete si sta trasformando nel miglior veicolo per fare proselitismo. Dall’Islam al Buddismo, passando per il Cristianesimo, ognuna delle confessioni si sta adeguando. L’ultima frontiera: celebrare le funzioni on-line

Eleonora Barbieri

Assidui frequentatori dei luoghi di culto, non si perdono una messa o una predica, non dimenticano mai una preghiera. In chiesa o nel tempio buddista, però, non entrano per davvero. Osservano da fuori, chiusi nella loro stanza o anche in ufficio. Basta un computer, e Internet regala la spiritualità senza muoversi di un millimetro.
Fedelissimi virtuali. A migliaia navigano per la rete, esplorano ogni angolo del loro sito preferito, quello dedicato alla loro religione, alla loro setta, persino al loro monastero prediletto. Come nel caso della Comunità dei monaci dell'adorazione di South Venice, in Florida. Sulla pagina web della comunità una telecamera offre ventiquattr'ore su ventiquattro l'inquadratura del tabernacolo che custodisce il pane per l'eucaristia, sovrastato da un dipinto di Gesù. I monaci, secondo le dichiarazioni riportate anche dal settimanale americano Newsweek, avrebbero calcolato in «oltre un milione» il numero di visitatori ogni giorno. Magari sono persone che non hanno mai messo piede nel santuario; per alcuni, forse, è un lontano ricordo d'infanzia. Ma non possono fare a meno di visitare questo luogo, fissando oggetti e rappresentazioni sacre attraverso lo schermo del computer, dove l'immagine, grazie alla webcam, viene costantemente aggiornata, minuto per minuto.
I fedeli sulla rete sono migliaia, milioni: una statistica precisa ancora non esiste. Amazon.com, la libreria più famosa e fornita di internet, offre le «Pagine gialle» dei siti cattolici: centinaia di indirizzi a disposizione dei fedeli, per leggere brani della Bibbia, trovare spunti di meditazione e anche entrare a far parte di una comunità virtuale. Perché il confine fra ortodossia e invenzione personale, sul web, scorre sottile. È l'altra faccia di una rinascita della spiritualità che, spesso, scopre nel virtuale e nella sua infinita varietà un mezzo rapido e indolore per soddisfarsi.
E anche quando non ci si imbatte in «predicatori» dell'ultima ora, il rischio di trasformarsi in Internet-dipendenti più che in fedeli autentici è sempre dietro l'angolo. Tanto che la Segreteria per la liturgia del vescovato americano ha dovuto diffondere una nota ufficiale per ribadire che «le celebrazioni liturgiche dipendono dalla presenza fisica dei fedeli in riunione e richiedono la presenza di un vescovo, un prete, in generale un ministro autorizzato». Perché va bene essere moderni, ma quando è troppo è troppo: messe in videoconferenza, confessioni via cavo o via telefono, persino ostia e comunione si possono esaurire in una connessione alla rete.
Non che la chiesa cattolica non ami Internet. Per Giovanni Paolo II era un mezzo «capace di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere», quindi un potente strumento per diffondere la fede. Purché quest'ultima, come ha ricordato Benedetto XVI durante la giornata mondiale della gioventù a Colonia, non si traduca in una «religione fai da te». Una metamorfosi che, online, non è difficile da realizzare. Anche perché è facile attingere da una fonte o dall'altra, vista la disponibilità di materiale.
Beliefnet.com (la «rete della fede»), ad esempio, è un sito particolarmente democratico: sono rappresentate religioni di ogni parte del globo, persino Scientology, il perseguitato Falun Gong o l'antico culto di Zoroastro. In base al credo di riferimento offre letture dai testi sacri, aggiornamenti, quiz via e-mail, forum di discussione ed esperti per chiarire ogni dubbio in materia religiosa. Buddisti, musulmani, cattolici, ortodossi, protestanti, ebrei: per Beliefnet non c'è barriera a separare i fedeli, come non c'è preferenza per una divinità. Se un cristiano vuole ricevere la newsletter con detti e sure del Corano o la guida alla Kabbalah, nessun problema. Se un hindu vuole scoprire qualche dettaglio sul buddismo può tranquillamente rivolgere una domanda al Lama Surya Das o, se vuole mettere alla prova le proprie conoscenze, può provare a rispondere ai quiz.
Il sito è un'immersione nel mondo delle religioni, senza dimenticare l'attualità. Per la morte del giudice della Corte suprema William Rehnquist, ad esempio, è stato creato un apposito «Memoriale», dove ciascun visitatore può dedicare la sua preghiera. Un'apposita sezione offre invece consigli per scoprire la professione adatta «alla propria anima». Perché tutto è spirito. Si trovano anche le preghiere per ogni occasione, suddivise per fede religiosa, ma anche per i particolari momenti della vita (incluso il divorzio) o i possibili «bisogni» (depressione, paura, stress, gratitudine). E c'è anche la speciale sezione «altro», dove si può scovare una preghiera anche per le vacanze, per l'animale di casa, per un viaggio, per far soldi o persino per perdere peso.
Il condimento è forse un po' kitsch, ma Beliefnet è un'isola di tolleranza, dove chi vuole può anche non galleggiare solo in superficie. Ben diversa dai famigerati siti dove la religione è usata come sfondo per rivendicazioni terroristiche e istigazioni alla violenza. I siti di propaganda estremista popolano il web: nascono e scompaiono spesso in modo così rapido che le autorità non riescono neppure a individuarli, se non troppo tardi. Marco Innamorati e Alessandro Rossi, autori di La rete dell'odio, hanno catalogato circa cinquemila pagine dove fanatismo e intolleranza regnano sovrane. «La rete - sottolinea Innamorati - ha almeno due vantaggi rispetto ai media tradizionali. Innanzitutto risulta piuttosto economico; e, oltre a poter raggiungere potenzialmente chiunque sia connesso, Internet crea delle comunità virtuali chiuse ed autoreferenziali».
Anche chi non riesce ad integrarsi in una comunità reale, sul web può trovare un ruolo e magari anche dei seguaci alle proprie predicazioni piene d'odio. Secondo le analisi condotte dai due studiosi non esiste religione che non abbia qualche «fedele» che, distorcendo la visione originale, ne predichi una visione estremista e violenta, attraverso un sito o un forum online. «Il valore che la rete ha per i gruppi violenti islamici e jihadisti al fine di propaganda, ma anche di organizzazione logistica - spiega Innamorati - può essere parzialmente rilevato da alcuni dati: Hizbollah possiede 34 domini Internet ufficiali, riconducibili a 21 siti unici, oltre ad una ventina di siti web ufficiosi, con contenuti in dodici lingue diverse; Hamas possiede una ventina di siti web, tra ufficiali ed ufficiosi, oltre che 8 domini, con pubblicazioni in nove lingue. Al Qaida possiede una trentina di siti, quasi tutti ufficiosi, ma dal 2002 non risulta possedere domini Internet». Internet è comunque una terra franca per i fanatici di ogni confessione. «Aryan Nations, Holy War, Blood and Honour, Combat 18. Contenuti vari, in generale raggruppabili sotto le categorie del neo-nazismo, del razzismo, dell'antisemitismo e dell'integralismo cattolico cristiano». Ce n'è per tutti. Spiritualità superficiale ma anche piegata alle esigenze di fanatici e violenti. Come in ogni altro settore, internet offre uno spazio, virtuale, dove qualunque credo può trovare espressione.
Molti cercano solo conforto, compagnia, qualcuno con cui confontarsi, qualche consiglio. Beliefnet, ad esempio, dispensa newsletter intrise della «saggezza» - a seconda dei casi - di angeli, divinità varie, santoni o testi sacri; ma anche barzellette a sfondo religioso, per non dimenticare di divertirsi un po'. E per gli indecisi, quelli che ancora non hanno trovato la loro strada, il sito offre uno strumento risolutivo, il «Belief-o-Matic»: basta rispondere ad alcune domande sulla propria concezione del divino e della fede, e il test dirà a che religione si appartiene. Con un'avvertenza per l'aspirante fedele: «Il sito non fornisce alcuna affidabilità sul destino ultimo della tua anima». Meglio premunirsi da eventuali denunce, anche dall'aldilà.