Tutte le sfumature di «rosa» del romanzo sentimentale

L'ingrediente principale? La sofferenza. Sì al sesso ma solo se fatto con il cuore. Obbligatorio il lieto fine

Sono un'autodidatta della scrittura. Ho imparato nel corso degli anni ad applicare i «fondamentali» del romanzo d'amore perfetto, e non tutti quelli che ho pubblicato mi sembrano tali! Proprio per questo, prima di passare alle regole, ripercorrerò le tappe del mio empirico apprendistato evitando a chi ha la vocazione della scrittura le mie stesse ingenuità e i miei stessi sbagli. Il primo è ritenere il romanzo cosiddetto a luci rosa un genere da nobilitare con analisi acute e divagazioni colte. Sono una pizza per chi legge perché interrompono il ritmo narrativo, deconcentrano dalle emozioni e, se vanno oltre le dieci righe, vengono saltate a pie' pari.

Questo genere è stato sdoganato da molti anni e vi sono approdati anche i maschi: non più analfabeti sentimentali come li definì Ingmar Bergman e forse memori che il sentimento ha dominato tutta la grande letteratura dell'Ottocento. Tuttavia le scrittrici mantengono, culturalmente e numericamente, una decisa superiorità. Non dimentichiamo mai che il successo di questi romanzi dipende dal gradimento delle donne, che ne sono le grandi fruitrici. Il secondo errore da non commettere è perciò impostare le trame dando un peso preponderante alle azioni, alle decisioni e alla psicologia del protagonista maschile. L'eroina deve essere quella femminile: i suoi problemi, i suoi dubbi, le sue sofferenze, la sua capacità di risalire dal fondo creano la massima identificazione e il massimo coinvolgimento della lettrice. Detto rozzamente: lui fa i casini, lei corre ai ripari.

Qui giunti «salgo in cattedra» con le dieci regole che è bene non disattendere se si vuole sfruttare la vocazione per la scrittura con un romanzo sentimentale tecnicamente perfetto.

Prima. Nella scelta della trama, l'ispirazione e la fantasia, doti irrinunciabili, possono però rivelarsi un'arma a doppio taglio. I personaggi, l'ambientazione e le vicende, pur romanzati, devono essere sempre aderenti alla realtà e focalizzarsi su un tema di sicura presa. Prima di iniziare a scrivere, «fiutate» l'aria che tira, leggete quotidiani e riviste, sintonizzatevi con le fiction di maggior ascolto, identificate i disagi sociali o di coppia di sicura presa.

Seconda. La ricerca del titolo esige altrettanta cura perché rappresenta il contatto più immediato con il prodotto: deve incuriosire, intrigare, lanciare un messaggio esplicito o subliminale e, non ultimo, farne intuire l'intreccio. Anche il colore di fondo della copertina è importante: la psico-ottica ci insegna e i librai confermano che in estate dovrebbe essere chiara e solare, mentre in inverno virata su colori più scuri.

Terza. Nomen omen: la sopravvissuta usanza di attribuire ai figli gli imbarazzanti nomi dei nonni paterni o materni andrebbe abolita come il delitto d'onore. Si può immaginare una Addolorata serena e brillante, oppure uno Spartaco vile e imbranato? Il nome dei protagonisti è importante in quanto contribuisce a delinearne la personalità. Per l'eroina del mio ultimo romanzo, Tanto cielo per niente, ho scelto quello di Stella, il più consono per identificare una donna dalla vita deviata che è riuscita a risalire alla luce dopo aver attraversato un buio tunnel. Funzionano bene anche i nomi meno comuni o addirittura inventati, ma comunque belli e accattivanti.

Quarta. La felicità non fa storia, e infatti le favole terminano con il «vissero tutti felici e contenti». Il romanzo d'amore è come un dopofavola: lei e lui sembravano felici e contenti, ma poi... Da questo «poi» via libera a colpi di scena e accanimento della cattiva sorte. La sofferenza è un ingrediente basilare. Può essere espressa con eventi da feuilleton (il figlio rifiutato, il tradimento, la malattia, l'abbandono) ma anche focalizzando la trama nel degrado di un'unione erosa da malintesi e routine. In questo caso per coinvolgere le lettrici bisogna descrivere con grande realismo i segnali d'allarme, l'evolversi della crisi e la ricerca di una via d'uscita.

Quinta. La fiction televisiva, genere che predomina nei palinsesti tv ed è particolarmente gradito dal pubblico femminile, ha disabituato a interagire. Tutto viene spiegato, approfondito e dimostrato con i fatti. Nella stesura di un libro d'amore, mirato allo stesso pubblico, è ottima regola fare molte spaziature e ricorrere spesso al dialogo per rendere anche visivamente più agevole la lettura e il coinvolgimento.

Sesta. La trama portante va allargata introducendo temi secondari, ma di grande importanza, per dare spessore al romanzo: ad esempio l'adozione, i figli problematici, la giustizia ingiusta, la famiglia malamente allargata. I due protagonisti andranno affiancati da personaggi di contorno importanti per l'evolversi delle vicende: ad esempio la grande e complice amica, l'insidiosa rivale, la saggia suocera, l'assistente sociale che aiuta o rema contro... Qui si può dare via libera alla fantasia, purché temi e personaggi di supporto abbiano una ricaduta sulle vicissitudini dei protagonisti.

Settima. La nostra lingua ha un vocabolario ricchissimo. Io lavoro sempre con il supporto di un dizionario dei sinonimi e dei contrari. E, con buona pace dei minimalisti, ritengo che nei romanzi d'amore ogni aggettivo in più aggiunga qualcosa alla familiarizzazione con il personaggio. Descriviamone dettagliatamente le caratteristiche fisiche, le peculiarità, le attitudini e le reazioni.

Ottava. Per quando riguarda il sesso, tutto è lecito. Si può «visualizzare» in modo erotico e particolareggiato l'intimità dei protagonisti oppure sorvolare sui dettagli del rapporto per enfatizzare l'estasi dell'unione fisica. La sola regola è non scindere mai il sesso dal sentimento, a meno che non si debba descrivere la violenza di uno stupro o il passato scabroso da cui la protagonista si è riscattata. Ogni forma di violenza fisica è comunque inconciliabile con una trama sentimentale: il protagonista può ferire, umiliare, straziare e distruggere l'autostima della partner, ma non alzerà mai le mani, non cadrà mai in un senso di possesso devastante e incontrollabile.

Nona. Per come la penso io, il lieto fine è un atto dovuto alle lettrici. Gratifica, lascia un messaggio consolatorio, ha lo stesso effetto delle favole che leggiamo da bambine. Questo lieto fine non deve essere gratuito, ma arrivare come meritato superamento di tutti gli ostacoli e gli incidenti di percorso. Sono i maschi (uno per tutti Nicholas Sparks) a privilegiare l'impossibilità di realizzare il sogno, il malinconico distacco che arriva a identificarsi anche con la morte. Lieto fine, sia chiaro, può anche essere un matrimonio che si spegne dopo lunga agonia, un rapporto sbagliato con addio senza ritorno. Ma sono eventi ugualmente liberatori per la protagonista: segnano infatti la rinascita della speranza e l'inizio di una nuova vita. Negli intrecci si contempla anche, strada facendo, qualche felice evento: è popolarissima l'eroina che approda al successo professionale, riesce a conquistare la famiglia ostile di lui, mette in ginocchio il marito pentito. In ogni caso chi legge deve arrivare alla fine con la consapevolezza che, sentimentalmente, la donna resta sempre superiore all'uomo.

Decima. Avete letto, ricercato, scritto, cancellato e riscritto seguendo ogni regola. Adesso avete bisogno del colpo di fortuna. Buttatevi su Internet: da qualche anno è il mezzo più affidabile ed efficace per dare visibilità e successo anche agli esordienti. E così avrete il modo di farvi notare dagli editori.

I MIEI TOP FIVE Questi sono, nell'ordine di lettura, i libri che hanno nobilitato il genere e mi sono via via apparsi perfetti. Qualcuno mi ha lasciato l'amaro in bocca alimentando la mia propensione per il lieto fine.

1. La valle delle bambole di Jacqueline Susann. «Piccola storia» di donne nella grande Hollywood. La smania del successo. Il terrore della vecchiaia. La fatica di amare un traditore seriale.

2. Love story di Erich Segal. Un amore irripetibile spezzato dalla leucemia, con un mantra diventato globale: «Amare significa non dovere dire mai mi dispiace».

3. Le parole che non ti ho detto di Nicholas Sparks. Un altro grandissimo amore spezzato. Qui il vedovo si consola, ma la sorte gli è nemica: morirà anche lui.

4. Una vera donna di Barbara Taylor Bradford. È la mitica storia di Emma Harte. Donna partita dal marciapiedi e arrivata alla fondazione di un impero. Sublime!

5. La metà di niente di Catherine Dunne. Storia «intimista» di una moglie che si scopre inutile: avvincente come un feuilleton. Veronica Lario si separò da Berlusconi citando questo libro.

Maria Venturi