Tutti assolti per i pacchi bomba

Nessun colpevole per gli attentati dinamitardi che, tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, colpirono una caserma dei carabinieri della capitale ed il Tribunale di Viterbo. La Corte d’assise di appello presieduta da Antonio Cappiello ha infatti assolto per non aver commesso il fatto gli imputati Marco Ferruzzi e Simone del Moro, capovolgendo la sentenza di primo grado che aveva condannato i due a nove e sei anni di reclusione; la corte ha poi dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per Massimo Leonardi, terzo imputato cui era stata contestata unicamente la partecipazione alla devastazione, datata 1999, del McDonald’s di piazza Sidney Sonnino a Trastevere e che in primo grado era stato condannato a tre anni.
La decisione di ieri non pone la parola fine alla vicenda almeno fin quando non si pronuncerà la Corte di Cassazione, cui il pg Antonio Marini ha già preannunciato ricorso, ma contribuisce ulteriormente a provare l’estraneità ai gravi episodi contestati del movimento anarco-insurrezionalista operante tra Viterbo e Roma; già in primo grado infatti era stati assolti altri sei esponenti del movimento (David Santini, Sergio Maria Stefani, Danilo Cremonese, Valentina Speziale, Claudia Cospito e Stefano Del Moro). Il gruppo finì nell’occhio del ciclone già pochi giorni dopo l’esplosione del primo pacco bomba: era il 4 novembre 2003 e l’ordigno fu recapitato alla caserma dei carabinieri di viale Libia. Lo aprì il maresciallo Stefano Sindona che in seguito allo scoppio perse due falangi di una mano. Nello stesso giorno, un secondo pacco arrivò alla questura di Viterbo ma fu disinnescato dagli artificieri. Pochi giorni prima, ad ottobre, era stato arrestato Massimo Leonardi, esponente di primo piano del movimento, e nella sua abitazione le forze dell’ordine avevano rinvenuto un manuale per la preparazione di un ordigno. Il collegamento tra gli attentati ed il gruppo fu quindi immediato. Il 19 gennaio 2004 un altro ordigno fu inoltre inviato al Tribunale di Viterbo e provocò parecchi danni. A poca distanza fu rinvenuto un volantino senza firma ma il cui contenuto indirizzò con maggiore decisione gli investigatori della Digos e dei carabinieri verso la pista anarco-insurrezionalista. I due episodi del novembre 2003 furono addebitati a Marco Ferruzzi; in particolare, secondo l’accusa, l’anarchico avrebbe colpito la caserma di viale Libia come risposta alla minaccia dei carabinieri di sgomberare il centro sociale di via Bencivenga, A Del Moro invece, il pm titolare delle indagini Salvatore Vitello contestò l’invio del pacco bomba al Tribunale: per il pubblico ministero il giovane avrebbe voluto dare un avvertimento ad un gip che tardava a pronunciarsi sulla richiesta di revoca dell’obbligo di dimora che gli era stata inflitta nell’ambito di un procedimento per detenzione di droga.
La Corte, ieri, ha bocciato tale impostazione dell’accusa, così come la richiesta di Marini di rinnovare l’istruttoria dibattimentale e riaprire il processo ai sei assolti in primo grado; il pg ha fatto riferimento alla recente sentenza della Consulta che ha dichiarato l’incostituzionalità delle legge Pecorella nella parte in cui esclude l’appellabilità da parte dei pm contro le sentenze di proscioglimento.