«Tutti in aula per la legge sull’inappellabilità»

L’appello del capogruppo azzurro Renato Schifani ai senatori della Cdl nel giorno della verità per il provvedimento Pecorella

Anna Maria Greco

da Roma

Domani è il «giorno della verità» per la legge Pecorella, che introduce l’inappellabilità delle sentenze di primo grado conclusesi con l’assoluzione. Il Senato si prepara a dare il sì definitivo, malgrado le Camere siano già sciolte, perché si tratta di un «atto dovuto» dopo il rinvio alle Camere del provvedimento da parte del Quirinale e le modifiche approvate già dalla Camera. Ma per ben sette volte a palazzo Madama non è stato raggiunto il quorum e nella Cdl c’è qualche preoccupazione. Mentre i senatori di Fi, Udc e Lega sono stati in larga parte presenti alle sedute, tra quelli di An si sono contate troppe assenze. Motivazioni politiche o calo di tensione dovuto anche al problema delle candidature? Renato Schifani, capogruppo di Fi, lancia un appello a tutti i rappresentanti del centrodestra perché siedano ai loro posti. E l’attività parlamentare, ai tempi supplementari, si chiuda in bellezza per la Cdl. «Non c’è ancora il rompete le righe - avverte - e questo è un passaggio politico determinante».
Senatore Schifani, come spiega la ripetuta mancanza del numero legale in Senato sull’inappellabilità?
«A palazzo Madama abbiamo un regolamento diverso da quello introdotto alla Camera da Luciano Violante, quando ne era presidente. Così l’opposizione, pur essendo presente in aula, non contribuisce al raggiungimento del quorum. È assurdo, perché così viene penalizzata qualunque maggioranza».
Dietro a questi fatti non ci può essere la volontà politica di una parte del centrodestra?
«Lo escludo. Le correzioni al testo sono state apportate dalla Camera, in piena serenità, con spirito costruttivo e senza scontri nella Cdl. Al Senato abbiamo superato momenti difficili in aula sul voto per le quote rosa e sul decreto per l’agricoltura è stato ritrovato l’accordo. Adesso, ci vuole l’impulso per la grande mobilitazione che abbiamo dimostrato altre volte».
Teme che, invece, prevalga il rilassamento del “tutti a casa”?
«Il mio è un appello perché si eviti che, per disattenzione involontaria o disinteresse da fine legislatura, questa maggioranza che in Senato ha dato prova di grande compattezza e non è mai andata sotto in cinque anni, possa far dimenticare i meriti acquisiti».
È mai accaduto prima che una legge venisse approvata a Camere sciolte?
«Sì, ci sono precedenti. I due casi previsti sono quello del decreto-legge e quello del rinvio alle Camere. La questione è pacifica, non la contesta nessuno anche nell’opposizione».
Perché il varo di questo provvedimento è così importante per la Cdl?
«Rientra tra i punti fondamentali della riforma della giustizia. Il Parlamento sta facendo un grande sforzo per uniformarsi al richiamo del Capo dello Stato, dimostrando la sua volontà di migliorare il nostro sistema giudiziario e di adeguarlo a modelli come quello degli Stati Uniti. Ecco perché è fondamentale domani essere tutti presenti in aula».