Tutti barman con le ricette per negati

, in quella simpatica e ben fatta serie di vademecum per chi è un dilettante e non ha la spocchia e la presunzione di sapere invece tutto. Il titolo è di una chiarezza esemplare: Cocktail per negati, «Americano, Cuba libre, Mojito, White Russian: dalla A alla Z, tutti i cocktail che puoi desiderare», è scritto sul retro di copertina, con la prima dritta battezzata A.B.C., un terzo amaretto, un terzo Bailey’s e un terzo cognac, rigorosamente da non mischiare perché i tre strati devono rimanere distinti, con l’amaretto in basso e il cognac in alto.
Libro che non vuole apparire serioso, ma che, pur rifuggendo dalla noia, è di sostanza, con le ricette che arrivano ben dopo l’introduzione, dal capitolo 17 con di tutto e di più, compresi aneddoti e curiosità, compreso quella della nascita del Black Velvet, velluto nero per via dello champagne mischiato con una Guinness in segno di lutto per la morte nel 1861 del principe Alberto, marito della regina Vittoria, un modo per non rinunciare alle bollicine francesi, non a quelle irlandesi.
Con il capitolo si passa al pianeta Martini, dall’All-American Martini con vodka fino al Warden Martini con gin e Pernod per un totale di 34 preparazioni differenti, con una chiosa simpatica dell’autore, Ray Foley: «I Martini che presento in questo capitolo sono cocktail come gli altri, che tuttavia vengono chiamati così perché sono serviti in un bicchiere da Martini (a cono, ndr). Oggi va di modo. Tra qualche anno chissà». Cambiano i gusti, ci si stufa e ci si annoia di bere lo stesso mix, piace una nuova essenza, spunta un barman di genio che innova.
Completano la carrellata un capitolo dedicato ai punch e un altro alle bevande analcoliche. E prima una straordinaria serie di consigli utili per evitare di pasticciare con gli ingredienti.
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