Tutti a caccia della nuova 500 Il primo un industriale vicentino

Ad accaparrarsi il modello numero uno della Fiat il presidente di Assindustria Questa sera a Torino il gran galà. <strong><a href="/a.pic1?ID=165543">Amarcord: Bentornato &quot;Cinquino&quot;</a></strong>

Milano - Il Millenovecentocinquantasette è un anno importante per i Calearo. Licia e Alessio mettono su una fabbrica di campanelli per biciclette a Vicenza, meglio a Isola Vicentina. In contemporanea, a Torino, va in onda la Fiat 500. Le due cose hanno una relazione, in casa Calearo. Cinquant’anni dopo, sempre a Torino, va in onda davvero, sulle acque del Po, zona dei Murazzi, la nuova 500 ma una di queste, non un prototipo ma prodotto di serie, è già di proprietà, acquistata, parcheggiata non ancora targata, a Vicenza, chiavi in mano a Massimo Calearo. Essendo costui il presidente di Federmeccanica, il presidente dell’Associazione industriali della provincia di Vicenza, ricoprendo cariche illustri in altri enti e istituti e comunque essendo presidente del gruppo Calearo, uno potrà pensare: troppo facile, troppo comodo, il solito raccomandato. Negativo. Calearo Massimo, di anni cinquantuno e mezzo, si occupa di antenne, di tutti i tipi ultramoderni, fornitore delle case automobilistiche più importanti, dalla Ferrari in giù, escluso Fiat, per ora almeno ma il contratto è raggiunto, questione di tempi brevi.
Dai campanelli per biciclette la ditta si è trasformata in senso verticale, antennistico appunto, per i nostalgici annoto che nel Sessantuno dalla Calearo venne fuori la prima antenna elettrica, quella che saliva verso il cielo e poi ritornava tra i terrestri, facendoti sentire un po’ Elvis Presley, un po’ Gagarin e un po’ fate voi.

«Mia zia Vittoria aveva una 500 bianca, con gli interni rossi. L’aveva comprata a Caserta. Era il 1970, la 500 risalì l’Italia, arrivò a Vicenza, mia sorella Manuela la ricevette in regalo il giorno del diciottesimo compleanno. Io mi ero fatto la 600 usata, la pagai trecentomila lire, comprandola da un dipendente, andavo pazzo per le automobili. La 500 è passata a me e ora a mia figlia Camilla, stesso anniversario, diciotto anni. È sempre lì, perfetta, bianca, con gli interni rossi, parcheggiata in garage. So che ha un certo valore di mercato ma non la vendo, non accetto offerte di nessun tipo. C’è un certo Paolo Bari, titolare del ristorante il Nogarazza, grande cuoco anche alla Casa Bianca di Washington. Il Paolo si è inventato il mercato dell’usato vintage, proprio con le 500. A San Francisco c’era una voglia matta di Fiat, Bari le ritirava da queste parti e da ogni dove in Italia, le restaurava, le rivendeva e ci ha fatto bei soldi. Ai giovani americani piace la 500 dai colori più strani e imprevedibili, lo spot pubblicitario della birra italiana, con Valentino Rossi che montava a bordo di una 500 taxi giallo a New York, ha fatto impazzire i ragazzi di laggiù. Oggi la mia vecchia 500 bianca e rossa avrà una sorella».

Oggi, 4 luglio, data dell’evento torinese ma anche vicentino: «Lo scorso inverno ho telefonato alla Nuova Fergia che è la storica concessionaria Fiat di Vicenza e ho prenotato la vettura. “Non ci sono i numeri, non ci sono speranze” mi aveva risposto Elisabetta Giacomelli, la titolare, pensando di sgonfiare le mie illusioni. Bene, ho detto di tenere duro, io avrei preso la prima, appena fosse arrivata. Così è stato: è arrivata, bianca, un po’ panna, gli interni non sono rossi ma punteggiati di nero. L’ho vista, ci sono entrato, è bellissima, è geniale. Nessuno conosce il prezzo esatto, a occhio prevedo una cifra ma non è importante, importante è rispettare la tradizione di famiglia. Andrò a ritirarla con mia figlia Camilla, le monterò l’ultimo prodotto tecnologico in fatto di antenne, poi la farò mettere sulla piattaforma girevole che abbiamo in fabbrica, starà accanto alla vecchia 500, una coppia perfetta, scatterò una fotografia e la spedirò a Luca di Montezemolo». I Calearo hanno le antenne lunghe.