Tutti in campo per Mancini «Spero di restare a Milano»

In gioco terzo posto e futuro. Dubbio tra Martins e Recoba. «Dobbiamo vendicare l’andata»

Riccardo Signori

nostro inviato ad Appiano

Contro la Roma sono ricominciati i dubbi: mi caccia? O non mi caccia? Da Roma vorrebbe ricominciare a vederci chiaro. Ieri l’ha detto per battuta. Ma neppur tanto. A domanda: «L’anno prossimo preferirebbe avere Henry o Ronaldo?», Mancini ha risposto sorvolando alto: «Se Moratti mi farà scegliere, sarà già un risultato. Significherà essere all’Inter anche il prossimo anno e che tutto è andato bene. Questa è la cosa più importante». Insomma conferme e smentite di Moratti non convincono mai nessuno, men che meno gli interessati. Mancini ha capito da tempo dove sta il punto debole del patron nerazzurro, ha visto troppi tecnici messi alla porta. Non bastano gli attestati di simpatia che Moratti regala con indifferenza ad amici e nemici, salvo comportarsi al contrario. Hector Cuper è stato cacciato dopo due stagioni passate sempre ad alto livello e con una squadra meno competitiva. «Questa, a livello mondiale, è grande come Barcellona, Real o Bayern Monaco», ha ammesso il tecnico per replicare al manager di Ballack. Però Mancini non è fesso e sta con orecchie dritte: per adesso la stagione è da pollice verso.
Ora più che mai l’allenatore e l’Inter fanno vite parallele a caccia del tempo perduto. La partita con la Roma non ammette inciampi. In ogni caso c’è di mezzo la Champions. La squadra di Spalletti è posizionata solo a quattro punti dai nerazzurri, con il Milan sarà testa a testa fino all’ultimo. All’andata l’Inter prese sberla da far girare la testa, poi vennero i pareggi con Sampdoria e Lazio che la misero in ginocchio. Stavolta la squadra sta uscendo da un’altra tormenta: le due sconfitte decisive, ai fini del campionato, con Fiorentina e Juve. «E quelle due sconfitte, anche se non meritate, ci hanno creato problemi per un altro paio di match».
Invece la sconfitta con la Roma fu più meritata, ammette Mancini. «Loro giocarono meglio di noi soprattutto nel primo tempo. In contropiede potevano segnare anche di più. Speriamo di ricambiare la botta, imitarli nel risultato». Quel giorno fu subito 3-0 per i romanisti. Segnarono due reti Totti (oltre a Montella) e due Adriano. Stavolta non ci saranno. «Peccato, la partita perde due grandi attrazioni, soprattutto per lo spettacolo». Ma l’ultimo Totti avrebbe contato più dell’ultimo Adriano. E la Roma, che ha appena fatto record di successi, è il peggiore dei rivali. L’allenatore ha una speranza. «La Roma ha fatto di necessità virtù, ma credo che prima o poi faticherà senza Totti. È squadra difficile da affrontare: senza attaccanti non dà punti di riferimento. Difende bene e negli spazi diventa devastante. Onore al merito di Spalletti, uno che fa giocare sempre bene le sue squadre».
Dunque Inter ad occhi spalancati e possibilmente senza attaccanti dai piedi storti. Martins e Recoba si giocano un posto accanto a Cruz. Recoba ha buoni ricordi contro la Roma. «Ma non può tenere per 90 minuti». Qualche dubbio per Figo («Deciderò all’ultimo»). Toldo riconfermato in porta, Materazzi smetterà di mugugnare e vestirà maglia da titolare. Potrebbe ricomparire, part time, Cesar dopo la figuraccia contro l’Ajax («Sbagliai io a metterlo in campo, fidandomi di quel che vedevo in allenamento»). Le grandi manovre interiste girano intorno ai soliti problemi. Arbitri compresi. L’ultimo venticello romano soffia alle spalle dei romanisti e le urla di Moratti non impressionano nessuno. Anzi ieri Carraro ci ha scherzato sopra. «Io e Moratti in dissidio? Scherzate, siamo amici da 50 anni». Grande amicizia e zero peso politico.