Tutti in coda davanti al bancomat dei lingotti

nostro inviato a Orio al Serio (Bergamo)

Benvenuti all’aeroporto internazionale di Oro al Serio, provincia di Bergamo. Ma non si chiamava Orio al Serio? Fino a due giorni fa era così. Ma da ieri lo scalo «oro»bico brilla più che mai a 24 carati, tra lingotti gialli e monete luccicanti che sembra di stare nel deposito di zio Paperone. L’aeroporto bergamasco - che già è un modello di modernità ed efficienza - è oggi l’unico terminal europeo ad ospitare il «bancomat dell’oro» che, tecnicamente, si chiama «Gold to go venditing machine», ed è made in Germany.
Al momento, nel mondo, gli unici due «Gold to go» gemelli di quello installato all’interno dello scalo bergamasco si trovano nella hall dell’esclusivo Hotel Westlin Place di Madrid e di fianco alla reception dell’Hotel Emirates Palace ad Abu Dhabi. L’aspetto è quello di una grande cassaforte dorata con al centro una mini vetrina che, tramite piccoli neon, illumina lingotti e monete elegantemente esposti su una cuscinetto di velluto rosso. Basta fermarsi pochi minuti davanti al forziere gestito dalla srl «Se 6» per capire che i passeggeri pronti a prendere il volo gradiscono, eccome. In molti hanno già provato la macchina sforna-lingotti e monete, rimanendo soddisfatti. Quasi tutti i nuovi clienti hanno optato per il lingottino-bonsai di appena un grammo, investendo poco meno di 50euro.
«Per ora c’è una grande curiosità - ci spiega l’ingegner Patrizio Locatelli, presidente della «Se 6» -, la gente si ferma, chiede, si informa, sorride... In realtà più che rivoluzione culturale è un vero e proprio ritorno al passato: l’oro con il suo valore nel tempo e la sua universalità ha e ha avuto nella storia un’autorità superiore al denaro in qualsiasi parte del mondo. Investire in oro è un modo per conservare il potere d’acquisto di oggi, con l’obiettivo di proteggerci da eventuali crolli finanziari».
Un trend che parte da lontano e al quale ora stanno guardando con rinnovato interesse anche i Grandi Signori delle banche. Nel vecchio West c’erano i cercatori d’oro, nel Far West della modernità è tempo invece di cacciatori d’oro. La corsa inarrestabile verso nuovi record del metallo prezioso spinge le banche a correre ai ripari. E così vengono riaperti i caveau chiusi negli anni '90. La fame degli investitori spinge le quotazioni a livelli record: circa 1.300 dollari l'oncia. Consapevoli del nuovo trend, le banche si attrezzano per un business altamente redditizio: JPMorgan - riporta il Financial Times - dopo aver di recente costruito un caveau a Singapore, ne ha riaperto uno sotterraneo a Manhattan.
Intanto accanto al dispencer «sforna-lingotti e monete» di Orio a Serio siede da ieri una affascinante hostess che ha il compito di aiutare gli eventuali acquirenti del metallo prezioso: «L’ultima signora che ho assistito - ci racconta - ha preso il lingottino più economico, quello da 43 euro. Mi ha detto che era per il compleanno del nipote...». Sia i lingotti che le monete vengono infatti «sfornati» in un’elegante confezione-dono dotata di garanzia di restituzione nel caso il prodotto non fosse di gradimento dell’acquirente. Ma, finora, nessuno ha avuto motivo di lamentarsi.
Limiti di spesa? La macchina è dotata di un sofisticato software che consente di rispettare le vigenti norme antiriciclaggio, individuando ogni acquirente tramite uno scanner che cattura i dati del documento di identità e riconosce il soggetto che si presentasse ripetutamente a fare acquisti, impedendogli il superamento del tetto di 2.500 euro tramite il rifiuto della transazione.
Intanto nell’elegante «percorso dello shopping» che ha trasformato l’«area inside» dell’aeroporto di Orio in una specie di succursale di via Montenapoleone, prendono il volo anche i commenti. Un’elegante signora fa l’offesa col marito: «Va bene la confezione regalo con i lingotti d’oro... Ma vuoi mettere un bell’anello di brillanti?»;
E, così dicendo, l’ha scaraventato nella gioiellerie accanto al duty free...