Tutti concordi, persino il «Telegraph»: governo al 50%

Milano«Sarebbe da pazzi credere che Silvio Berlusconi non abbia a sua disposizione i mezzi per restare in sella». Lo scrive il Daily Telegraph, quotidiano britannico caro ai conservatori, che parla di un possibile futuro da presidente della Repubblica per il premier italiano e prevede: «Con ogni probabilità egli sarebbe in grado di restare la forza politica dominante in Italia per un altro decennio». A breve termine, il Telegraph prevede buoni risultati dal voto: Berlusconi potrebbe benissimo vincere le prossime elezioni e formare così una maggioranza più solida».
E se il consiglio degli inglesi è: «Don’t write off il Cavaliere yet», a spargere ottimismo sul futuro del Cavaliere e del Pdl sono anche i sondaggi, che prevedono con ampia concordia una vittoria di Berlusconi in caso di elezioni politiche anticipate. Nicola Piepoli parla di un centrodestra intorno al 50 per cento dei voti e ricorda che è ben più che sufficiente per vincere, perché in Italia il successo elettorale si ottiene con il 46 o 47 per cento dei voti. Inoltre, se si votasse oggi secondo Piepoli Fini sarebbe intorno al 4 o 5 per cento, con consensi sottratti per lo più a sinistra e Idv. Tra le certezze, che «il centrosinistra rimane sempre un po’ debole».
Tutti gli esperti danno in forte ascesa la Lega. Il Terzo Polo, invece, è ritenuto ancora troppo di là da venire per essere testato in modo serio. Renato Mannheimer valuta Fini intorno al dieci per cento ma assicura che «oggi come oggi, sulla base dei sondaggi, Berlusconi conquista comunque la maggior parte dei consensi degli italiani». Sull’effetto Montecarlo, Mannheimer non si sbilancia: «Nessuna vicenda influisce direttamente, perché le vicende si sedimentano e accumulano nella percezione delle persone. Sicuramente è un fattore negativo, vediamo col tempo». Poi il sondaggista osserva che questo può essere solo l’inizio: «Il presidente della Camera, essendosi messo in pista, ora dovrà sopportare attacchi come questo».
Luigi Crespi fa riferimento a sondaggi realizzati prima della rottura con il Pdl e ritiene che il partito di Fini oscilli da un minimo del 5 a un massimo del 10 per cento. Crespi non sa stimare l’effetto sugli elettori della vicenda monegasca ma ritiene «la pezza che ci ha messo Fini peggiore dello strappo, un errore dal punto di vista della comunicazione». In ogni caso, secondo Crespi «il danno c’è stato».