Tutti contro i Pm ma la sinistra esulta

RomaStupore, indignazione, solidarietà, dal mondo politico e sindacale sulla clamorosa indagine (con sequestri e perquisizioni) che colpisce i vertici de Il Giornale.
Un «atto inqualificabile», protesta l’«esterrefatto» Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato. «Un gravissimo attacco alla libertà di stampa», aggiunge il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, esprime «grave inquietudine» per quelli che appaiono come interventi per un «controllo preventivo sulla stampa».
I commenti che arrivano dal Palazzo sono per la maggioranza critici verso l’operazione della Procura di Napoli. E non solo dal centrodestra. Il valore più rivendicato è naturalmente quello della libertà di stampa, ma l’occasione è buona anche per riaprire il dibattito sulla proposta di legge per le intercettazioni. Lo fa Cicchitto, chiamando in causa chi si è opposto al provvedimento: «Tutto questo impianto è stato costruito per intercettare le telefonate del Giornale e dei suoi redattori».
Perfino il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, dice: « Non voglio tappare la bocca a nessuno, neanche ai miei avversari». Anche se aggiunge: «Una cosa è il diritto di informazione, altro è violenza usata per costringere le persone a non fare alcunché minacciando dossieraggi nei loro confronti».
Una delle più dure è, invece, la finiana Flavia Perina, direttore de Il secolo. Rievoca il «metodo Boffo», dicendo che ha colpito Gianfranco Fini, dopo il direttore di Avvenire e forse si intendeva usarlo contro Emma Marcegaglia. E il «metodo Woodcock», sembra risponderle Melania Rizzoli del Pdl, quello ben conosciuto per «altre indagini risoltesi nel nulla»? «Woodcock, un nome, una garanzia», le fa eco Jole Santelli.
In tono ironico il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, suggerisce un corso di giornalismo per i magistrati, che riconoscono a parole «il diritto di acquisire notizie e informazioni riservate e perfino segrete, di preservare le fonti e perfino di scrivere in modo anche duro, pungente e veemente», ma poi adottano iniziative così «gravi». Sono «incredibili» i contorni di questa vicenda giudiziaria, commenta il ministro della Cultura Sandro Bondi, e suscitano «i peggiori interrogativi». Di «scenario fantascientifico» parla Margherita Boniver, che conclude: «Neppure in Iran si arriva a tanto». Da ben altre posizioni politiche Giuseppe Giulietti, portavoce di «Articolo 21», concorda: «Non ci piacciono le perquisizioni nei giornali. Se si vogliono mettere le mani sulla fabbrica dei veleni andrebbero fatte altrove, anche a costo di disturbare logge e servizi deviati». E il «duro» della Fiom, Giorgio Cremaschi, malgrado le «differenze abissali» con il nostro quotidiano, si dice «totalmente solidale, perché i giornali devono essere liberi di indagare e scrivere su chi vogliono e come vogliono». «C’è un problema di democrazia. La situazione sta degenerando», concorda il leader Fiom Maurizio Landini.
Il viceministro leghista Roberto Castelli fa notare: «Non sento i soliti gazzettieri di sinistra strillare contro la violazione della libertà di stampa». Gli risponde Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato: «gli indignati speciali», spiega, insorgono solo quando si tratta di «abbattere» Berlusconi. Di «silenzio assordante» della sinistra parla anche il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, che vede una «valenza politica» nel «gesto inqualificabile» che ha colpito Alessandro Sallusti e Nicola Porro.
In realtà, qualche voce dal centrosinistra si alza. Quella di Rosy Bindi del Pd, che usa i termini della Perina. Esprime solidarietà alla Marcegaglia e aggiunge: «Si fa davvero molta fatica a classificare come libera informazione il metodo Boffo, perseguito con inquietante pervicacia dal quotidiano della famiglia Berlusconi». O quella di Franco Laratta del Pd, che parla di «episodi di squadrismo giornalistico». E quella di Franco Monaco: «Il responsabile del limite di inciviltà cui si sono spinti giornalismo e politica ha un nome e un cognome: Silvio Berlusconi». Ancora, il presidente dei Verdi Bonelli, parla di «inquietante uso scientifico di dossier per screditare o addolcire gli avversari».
Per il vicepresidente dei deputati Pdl, Osvaldo Napoli, circolano «tonnellate di ipocrisia». L’associazione «Lettera 22» è «preoccupata» che la vicenda diventi «un’ulteriore ferita all’immagine della giustizia nell’opinione pubblica».