Tutti contro lo Stakanov dell’interpellanza

Messaggini, posta elettronica, fax. Capurro, Capurro, Capurro. Sono le nuove frontiere della politica telematica messa in atto dall'ex sindaco di Rapallo, Armando Ezio Capurro, per l'appunto (ora seduto sui banchi dell'opposizione). Il Liceo Da Vigo si lamenta della sporcizia in palestra? Nella scuola elementare Antola i piatti di porcellana sono stati sostituiti con quelli di carta? A San Michele sono stati installati dei ripetitori? Interrogazione, interrogazione, interrogazione.
E ancora: un privato ha conferito all’Amiu 40 frigoriferi in un anno? Interrogazione. Sabato primo marzo alcuni bus sostavano in piazza IV novembre, zona interdetta alla sosta? Interrogazione. Giusto il tempo di scrivere una nuova interrogazione al consiglio comunale di Rapallo, e via. Il professore (di Economia) schiaccia il tasto invio sulla tastiera e in pochi secondi le sue interrogazioni si disperdono, varcano i confini del tempo e dello spazio. Linee telematiche tradizionali, satellitari, onde radio, umts, ti raggiungono in redazione, a casa, in villeggiatura grazie a connect card e via dicendo. Giornali, televisioni, simpatizzanti. Una mailing list lunga un chilometro. La vita (politica di Rapallo) in diretta, un grande fratello che ti cattura, ti avvolge nella sua imminente quotidianità, che ti fa sentire parte integrante di una grande famiglia.
Ma in apertura della seduta del consiglio comunale di lunedì sera è stata votata una mozione di sentimento presentata dai banchi dell'opposizione da parte di Nicola Costa: «Propongo che venga riaffermata la centralità e la sacralità dell'assemblea democraticamente eletta». Approvata all'unanimità.
Tutto risolto? No, visto che lo stesso consiglio comunale è subissato dallo straripante Capurro. Questa volta non si chiamano interrogazioni, ma interpellanze. Se per le prime basta infatti una semplice risposta scritta a cura dell'assessore competente, redatta magari dal funzionario di turno, per le interpellanze serve una discussione in consiglio comunale. Ed è lì che lo zelo capurriano si fa sentire di più con ore ed ore di discussione per affrontare le centinaia di interrogazioni, anzi interpellanze, presentate. E per ogni pratica discussa l'ex sindaco ne presenta decine di nuove creando un arretrato gigantesco. Ipotecando pressoché già i consigli dei prossimi 4 anni, ha calcolato qualcuno. Colpa anche di una norma del regolamento comunale che stabilisce l'interruzione delle sedute del consiglio «appena» all'una di notte (o del mattino, se si preferisce). Troppo presto per discutere le 59 interrogazioni presentate, per esempio, lunedì sera. Ma martedì mattina la prima commissione affari costituzionali del Comune ha approvato una proposta per prolungare a oltranza le sedute del consiglio. Contrari naturalmente tutti i consiglieri di opposizione, Capurro in testa. Non ci sente l'amministrazione guidata dal sindaco Mentore Campodonico ben decisa ad approvare la nuova norma all'insegna del proverbio: chi la fa l'aspetti.