Tutti contro tutti nella Lega Araba, ma perde solo la Siria

Damasco accusata di ostacolare l’elezione del presidente in Libano. E spuntano canali segreti di dialogo con Israele

da Damasco

Le divisioni esistenti tra i paesi arabi e la consapevolezza di non poterle sanare in tempi brevi è stato il tema dominante del ventesimo vertice della Lega araba, conclusosi a Damasco. Nonostante ci fossero sul tavolo importanti questioni e crisi politiche che interessano la regione, come quella libanese, quella tra palestinesi e israeliani e tra partiti palestinesi, le violenze in Irak, lo stato di anarchia in cui versa la Somalia e la crisi in Darfur, dall’inizio alla fine del vertice si è parlato quasi esclusivamente delle divisioni esistenti, indicandole come madre di tutti i mali delle popolazioni arabe. La due giorni di Damasco è stata caratterizzata anche dall’assenza di quasi la metà dei capi di stato invitati. A mettere il dito nella piaga ci ha pensato il leader libico Muammar Gheddafi, che ha iniziato il suo discorso nella sessione di apertura affermando: «Gli arabi non troveranno posto nel mondo di domani se non saranno uniti. L’Italia è un paese, la Cina anche, invece gli arabi sono una nazione senza paese - ha affermato - i nostri sforzi non riescono a conseguire risultati perché non abbiamo uno Stato e questo è un dato molto pericoloso: abbiamo lingua, cultura e religione in comune, ma non ne beneficiamo».
Il summit si è concluso senza arrivare a una soluzione della crisi politica libanese e confermando le divisioni tra la Siria, accusata di ostacolare l’elezione di un nuovo presidente il Libano, e i paesi arabi alleati degli Stati Uniti che non si sono presentati al vertice. Una conferma dell’esistenza di canali segreti per il dialogo tra Israele e Siria arriva dopo che esponenti del governo israeliano avevano lasciato intravedere questa possibilità nei giorni scorsi. Il portavoce del ministero degli Esteri siriano Bushra Kanfani ha affermato che «la Turchia sta svolgendo il ruolo di canale di comunicazione» tra i due paesi e «sta ascoltando le posizioni di entrambe le parti». «Noi siriani non vogliamo perdere un’opportunità di conseguire la pace - ha dichiarato Kanfani -. La nostra posizione è che la pace sia autentica e giusta e che si basi sul ritiro di Israele entro i confini del 4 giugno 1967. Il problema è dalla loro parte». Quattro sono le condizioni elencate dal portavoce per il ritorno al tavolo dei negoziati: «Israele deve essere chiaramente interessato alla pace e deve accettare di pagare il costo della pace. Il governo Usa deve assumere una posizione bilanciata e il clima politico nella regione deve essere reso più disteso».