Tutti contro tutti per rifare la Dc

Prodi muove Rovati per recuperare lo Scudocrociato ma il Cavaliere appare favorito. Montezemolo deluso dai sondaggi sulla «Cosa bianca»

da Milano

La resurrezione della Democrazia cristiana, ovvero il ritorno di un grande partito di centro che arbitri, naturalmente dal governo, la politica italiana, è un tema carsico. Dall’avvento della cosiddetta Seconda repubblica si inabissa ed emerge in base a logiche che sfuggono all’opinione pubblica ma non ai nostalgici della Balena bianca, sempre attenti ai segnali di insofferenza verso lo schema destra-sinistra, o centrodestra-centrosinistra. Insomma, ogni tanto se ne parla, è stato compiuto qualche tentativo elettorale, fra gli ultimi la deludente «Democrazia europea» di Sergio D’Antoni e Giulio Andreotti nel 2001.
Ma finora il sogno della Cosa bianca è rimasto tale, nonostante gli sforzi di tanti da Pier Ferdinando Casini (prima Ccd poi Udc) a Clemente Mastella (prima Ccd poi Udeur), da Gianfranco Rotondi (prima Cdu poi Democrazia cristiana per le autonomie) a Giovanni Mongiello (prima Cdu poi Democratici cristiani uniti) a Publio Fiori (Rifondazione democristiana) fino ad Angelo Sandri (Partito della democrazia cristiana). L’anno scorso, il «Terzo polo» di Enzo Scotti conquistò, si fa per dire, lo 0,039% dei consensi. E con i suoi 13.338 voti (18 in più di quelli di «Forza Roma»), l’antagonista di Ciriaco De Mita nei congressi degli anni Ottanta non potè neppure togliersi la magra soddisfazione di dire al centrodestra: ecco, con me avreste vinto.
Ma la riscossa non è ancora arrivata perché il sistema elettorale non è ancora favorevole alla crescita del «centro» e anche perché il simbolo della Democrazia cristiana, lo scudo biancorossocrociato con la scritta libertas, è stato a lungo oggetto di una lunga battaglia legale che ha contrapposto Rocco Buttiglione e Giuseppe Pizza. Adesso lo Scudocrociato, insieme al nome Dc, è a tutti gli effetti di quest’ultimo, che si è sganciato dal centrosinistra, ha rivendicato l’autonomia dai due maggiori schieramenti (cioè, da quanto ne resta) e incassa un importante successo con la bocciatura dell’emendamento alla Finanziaria che avrebbe ammesso alle elezioni solo i marchi dei partiti già presenti in Parlamento. Tutto questo mentre raccoglie l’interesse di tanti ex mai pentiti e la disponibilità di Fiori a far confluire la sua Rifondazione dc nella rinata Balena bianca.
I giochi si riaprono. Romano Prodi cerca di recuperare Pizza e manda in avanscoperta Angelo Rovati, il suo consigliere «caduto» sul caso Telecom ma tuttora ascoltatissimo. E si muove anche Mastella, tornato a quanto pare vicino al Professore. Ma il disegno del premier, che paradossalmente vorrebbe resuscitare la Dc per opporsi al cosiddetto inciucio Veltroni-Berlusconi, sembra destinato a restare sulla carta perché ora il Cavaliere vuole accreditarsi come il vero erede della Balena bianca, che governò dal centro guardando un po’ a destra e un po’ a sinistra ma sempre con il consenso dell’elettorato di centrodestra. E punta coerentemente ad avere dalla sua il simbolo della Dc.
C’è chi giura che il rilancio in grande stile dello Scudocrociato è questione di giorni. Paolo Cirino Pomicino fa lo gnorri: «Non mi risulta». Mauro Fabris dell’Udeur, dice che se ne parlerà nel 2009, alle elezioni europee. Ma nei giorni scorsi tre dc irriducibili come Savino Pezzotta, Bruno Tabacci e Mario Baccini si sono incontrati con Antonio Di Pietro, che non ha mai nascosto di aver votato Dc prima di Mani pulite. Adesso è tempo di mani libere. I sondaggi danno la Cosa bianca al 7,9% e Luca di Montezemolo, oggetto del desiderio di tanti centristi, si chiede meravigliato «così poco»?