Tutti copiano le bollicine italiane Ora il prosecco vuole il copyright

Il vino veneto conquista gli stranieri e i prezzi delle terre superano quelli di Montalcino. Pronta la sfida ai francesi. Boom anche per lo spumante

Paris Hilton nuda e dipinta d’oro, testimonial dell’austriaco Rich Prosecco, ha fatto scalpore e quindi buona pubblicità. I tre dollari a lattina e la vendita nelle stazioni di servizio hanno completato l’opera dell’ereditiera e hanno soprattutto fatto arrabbiare i produttori nostrani. Eppure, i sorrisi della bionda Paris non sono riusciti ad abbattere i prezzi delle terre del prosecco e dei vigneti doc della Valdobbiadene, in Veneto. Secondo le ultime stime, i prezzi all’ettaro dei terreni agricoli della zona hanno battuto perfino quelli delle belle colline di Montalcino: 430mila euro in Toscana contro i 516mila euro del Nord est. Secondo l’Ismea, Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, il prezzo medio in Italia si attesta attorno ai 20mila euro l’ettaro. E forse non è un caso, visti i prezzi, che una recente indagine Coldiretti/Swg abbia scoperto che per il 12 per cento degli italiani, la terra è un investimento più conveniente rispetto all’oro.

Ed è proprio l’oro che veste Paris Hilton nel ruolo di testimonial del prosecco austriaco. La ricca ereditiera è diventata un po’ il simbolo di un duro conflitto in corso: la chiamano già la guerra del prosecco. Sì, perché se l’ettaro in Valdobbiadene vale quanto un tesoro, è soltanto grazie al successo che il prosecco sta avendo non più soltanto in casa, ma soprattutto all’estero, tanto che perfino il New York Times ha dedicato un lungo articolo al conflitto delle bollicine. «Ho notizie di produzioni in Romania, Cile, Argentina e Australia», ha spiegato al Giornale Gianni Zonin, presidente dell’omonima azienda vinicola. Racconta la storia del popolare vino, «veneto per eccellenza», ma ormai sempre più internazionale. «È nato alla fine del ’700 come vitigno coltivato nel paese di Prosecco, vicino a Trieste. È piaciuto e si è diffuso nell’area di Conegliano-Valdobbiadene. È sempre cresciuto piano piano, ma negli ultimi anni, sulla scia dello champagne e grazie ai tedeschi che ne importano e producono molto, assieme all’Asti Spumante è diventato un prodotto di qualità noto in tutto il mondo».

Il fenomeno ha attirato gli stranieri e le bollicine italiane stanno conquistando il mercato. E non soltanto il prosecco. Nel 2008, infatti, lo Spumante ha aumentato del 29 per cento le esportazioni. A impazzire per il prodotto italiano sono soprattutto gli inglesi, con numeri da record: più 98 per cento le esportazioni di Spumante in Gran Bretagna. Questione di moda, anche. E a dettarla questa volta sono i tedeschi, che conoscono bene le nostre coste adriatiche e le città italiane, soprattutto quelle del Nord. I fedeli turisti teutonici hanno velocemente apprezzato e assorbito una delle abitudini più diffuse nel Paese: il bicchiere di vino frizzante. La concorrenza aumenta con il successo del prodotto e i tedeschi hanno deciso di farsi in casa il nostro vino con le bolle. Un’azienda tedesca ha appena comprato terre in Valdobbiadene, spiega Zonin. Ma le preoccupazioni più forti per i nostri produttori arrivano da un Paese noto per la sua voglia di fare festa. E il vino frizzante è sempre andato d’accordo con le celebrazioni. Il Brasile produce prosecco da diversi anni e lo vende anche a prezzi molti concorrenziali.

Obbligati a entrare in guerra, i produttori nostrani di Conegliano-Valdobbiadene hanno pianificato una strategia: Prosecco è il nome di un vitigno, di un’uva che tutti possono coltivare. Ma nei prossimi mesi, forse già a partire dalla vendemmia del 2009, potrebbe diventare anche il nome di una precisa area geografica, come è successo con lo champagne già nel lontano 1927. Sarebbe un bel colpo alla concorrenza estera e anche una spinta verso l’alto al prezzo delle già carissime terre della regione. E chissà che non si apra un altro fronte: la produzione di champagne oggi è sulle 300mila bottiglie l’anno, quella di prosecco sulle 150mila. Ma i nostri viticoltori pensano che il nuovo piano potrebbe addirittura raddoppiare i loro numeri.