Tutti d’accordo Anche Epifani dà l’ok Confindustria: «Idea da sviluppare»

A imprese e sindacati piace la «settimana corta», ossia la riduzione dell’orario lavorativo unito all’accesso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione a rotazione o stipula di contratti di solidarietà). La proposta rilanciata dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, rappresenta quindi una strada percorribile per aiutare aziende e lavoratori a far fronte alla crisi salvaguardando il capitale umano dalla scure dei licenziamenti.
«Siamo in grado di farlo attraverso intese specifiche», ha precisato ieri Sacconi puntualizzando che, considerato l’ampio ventaglio di soluzioni legislative di tutela del lavoro in Italia, non è necessario un nuovo provvedimento, ma si può procedere ad accordi con le parti sociali. A questo scopo il ministro ha istituito un’unità di crisi per la tutela dell’occupazione che coordini tutte le attività dirette e indirette dell’amministrazione in materia.
E un via libera significativo e imprevisto è giunto pure dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che si è dichiarato favorevole. A patto che settimana corta e contratti di solidarietà «siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i precari e non costituiscano una furbizia per evitare al pubblico di investire tutte le risorse necessarie».
Anche Confindustria è sostanzialmente disponibile. «Dobbiamo valorizzare tutti gli strumenti che mantengono i lavoratori in azienda anche per periodi ridotti nella settimana o nel mese», ha dichiarato il vicepresidente Alberto Bombassei sottolineando che «il perno sul quale tutta questa operazione deve ruotare rimane il collegamento fra strumenti di sostegno del reddito e obbligo di formazione». Analogamente vanno estese le tutele per i lavoratori interinali e con contratto di formazione. Confindustria ha ricordato anche la necessità di aggiornare il modello contrattuale alle esigenze di flessibilità, istanza alla quale non sempre il sindacato (la Cgil in particolare) ha risposto celermente. Insomma, «sì» alla settimana corta purché si comprenda che «non può essere la cura per tutti».
Incassato pure l’ok della Uil e dell’Ugl («Siamo pronti a collaborare», ha affermato il segretario Renata Polverini), la questione diventa politica. Perché se da un lato il governo ha incanalato correttamente il dialogo con le parti sociali, dall’altro lato si registra l’ennesima divisione del Pd su un tema importante.