Tutti d’accordo: «Sì alla Grande Milano»

Comune, Provincia e Regione approvano all’unanimità il progetto della «città metropolitana», che potrebbe partire nel 2009

Gianandrea Zagato

Dalla Provincia alla Città metropolitana. Passaggio verso la nuova istituzione che, sondaggio alla mano, raccoglierebbe e soddisferebbe le istanze della grande Milano, lasciando dietro sé quindici anni persi tra tavole rotonde e convegni. Futuro con la Regione «attore» del cambiamento: «Accanto al Comune capoluogo e alla Provincia» ovvero partner capaci di «dar vita a una vera governance sussidiaria più che a un superpotere verticale». Annotazione firmata da Roberto Formigoni che suggerisce i criteri per «costruire il modello»: «Semplificazione, efficacia e funzionalità» che «valorizzando le eccellenze presenti» sul territorio «realizzino obiettivi strategici» su temi complessi, dalla mobilità alla qualità dell’aria, dalla casa alla cultura e dall’immigrazione ai rifiuti.
Riferimenti e impegni per quello che Filippo Penati definisce «bisogno di governo» e che il ministro Enrico La Loggia ritiene - «senza impegnare né il governo né il mio partito» - percorso da «approfondire con una riflessione comune maggioranza-opposizione». Percorso con proposta di stralciare il tema delle Città metropolitane dalla delega del Governo per l’attuazione della riforma del titolo V e del testo sugli enti locali: provvedimento ad hoc dalla legge delega 2003 per l’istituzione della Città metropolitana a Milano, Roma e Napoli. Sì del ministro che avverte «una soluzione adatta a Milano non va bene a Roma e viceversa, considerando pure che ci sono realtà metropolitane di minore entità dal punto di vista del numero degli abitanti». Proposta che va di pari passo con quella targata Penati, «i confini delle città metropolitane devono coincidere con il territorio della provincia».
Entrambe accolte con favore da Fabio Melilli, presidente dell’Unione delle province italiane: «Il ministro ci dà ragione sul fatto che le Città metropolitane devono nascere dal basso e la proposta di un provvedimento legislativo al di fuori della legge delega 2003 evita il rischio che nascano Città metropolitane in ogni capoluogo d’Italia». Circostanza che lascia «aperta la possibilità di coesistenza tra Provincia e città metropolitana» aggiunge Penati, pronto al passaggio entro quattro anni. Ma il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, avvisa che «l’essere città metropolitana non è un problema di quantità ma di qualità del sistema urbanizzativo e che, quindi, Genova non vorrebbe essere costretta dal ministro La Loggia a fare dei passi indietro dopo essersi già organizzata in una logica sovraurbana di rango metropolitano».
Invito a un ripensamento della proposta La Loggia che, secondo Penati, «rassicura e incoraggia sull’iter dell’attuazione». E mentre Gabriele Albertini ricorda che qualche anno fa «fu rifiutata» la sua proposta «per una conferenza dei servizi a cui avrebbero partecipato, in proporzione al numero degli abitanti, tutti i Comuni dell’hinterland», gli azzurri di Palazzo Isimbardi contestano «il desiderio dell’ex sindaco dell’ex Stalingrado d’Italia di ricevere superpoteri quasi disneyani»: «Dimentico che occorrerebbe dar vita a una conferenza permanente dei servizi a cui andrebbero poteri qualificati, anche attraverso la devoluzione di competenze da parte dei comuni minori» chiosa il vicecapogruppo alla Provincia Riccardo Lombardi.

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