Tutti con Donadoni, ma non era un disastro?

Fino a ieri Donadoni era l’antipatico da cacciare, oggi è da applausi perché ha seguito i consigli. Lui se la ride: &quot;Sul carro dei vincitori c’è tanto posto&quot;. Come dire (e come ha detto Mourinho): &quot;Non sono mica...&quot;. Abete non cambia: <strong><a href="/a.pic1?ID=270149" target="_blank">&quot;Decideremo alla fine&quot;</a></strong>

E adesso come si fa? Prima del match con la Francia erano già tutti pronti per salire sull’aereo dei pomodori e ora invece tocca salire sul carro di Donadoni. Lui se la ride («C’è tanto posto, lo facciamo volentieri»), però di certo c’è il fatto che nessun ct è mai stato massacrato così tanto dal disastro mondiale di Mondino Fabbri. E la cosa dura da almeno due anni.

Per carità, non è che Donadoni non abbia aiutato, quel suo carattere spigoloso e quelle indecisioni mostrate al momento delle convocazioni e nella prima partita con l’Olanda, giustificavano le critiche. Ma dalle critiche alle cronache di un dead man walking con il corvo di Lippi sulla spalla un po’ ce ne passa. Guardate i numeri, sono qui a fianco: dall’ultima vittoria europea di 40 anni fa, Donadoni come piazzamento è dietro a Bearzot, Vicini e Zoff, ma davanti a gente come Valcareggi, Bernardini, ancora Bearzot e Vicini, Sacchi e Trapattoni. E questo solo per ora. Invece no: per quasi tutti Donadoni - diciamolo pure - era un «pirla», mourinhamente parlando, ancor prima di sapere come sarebbe andata a finire. E anche ora che è nei quarti di finale se non fallirà è solo perché è stato messo sulla retta via, perché lui di certo da solo non ce l’avrebbe fatta. Questo insomma è l’ambiente che circonda il ct, a sentire ad esempio il presidente federale Abete che - come racconta Franco Ordine nelle sue cronache da Baden - ancora adesso, dopo aver firmato un rinnovo del contratto per due anni, è già pronto a pagare la penale di 500mila euro per rispolverare la panchina azzurra e rimettere in sella il ct campione del mondo. È tanto pronto che non lo nasconde neanche.

In questo clima, lo stesso che ha accompagnato tutta la qualificazione azzurra per Austria e Germania, Donadoni deve andare avanti, schivando e ricucendo, senza avere mai il beneficio di un po’ di serenità. Diciamolo: contro l’Olanda l’Italia aveva giocato male, malissimo a tratti, benino a volte nel secondo tempo. Comunque aveva meritato la sconfitta, anche se era solo la prima partita. Speranze di rinascita? Neanche un po’, almeno a leggere un estratto dai commenti del giorno dopo: «La squadra è stata impotente come Cannavaro e confusa come Donadoni», «L’arbitro è stato con Donadoni il peggiore in campo», «E adesso dove la vai più a recuperare la fiducia dopo questo disastro? Ridateci Lippi». Una domanda: ma proprio con Lippi, e nonostante Calciopoli, c’era questo accanimento?

Risposta troppo facile, anche perché bastò un «se non la smettete dico pubblicamente i nomi di chi mi manda i messaggini per sapere la formazione in anticipo» che a Duisburg tornò subito il sereno. A Baden no, invece e non ancora. Nonostante l’attuale ct abbia ereditato una squadra ovviamente satura dopo il titolo mondiale e abbia dovuto ricostruirla per le defezioni volontarie e no di alcuni dei suoi pezzi più pregiati.

Certo, chi può dire il contrario, contro l’Olanda Donadoni ha sbagliato. Ma contro la Francia si è rivista una squadra, non certo ancora l’Italia mondiale, ma un’Italia che può giocarsi i quarti di finale del campionato europeo a testa alta. Perderà? Forse, probabile, ci può stare. Ma se invece succederà il contrario è sicuro che su quel famoso carro bisognerà mettere una dépendance, almeno fino a quando il nostro ct si salverà con i risultati. Poi, solo dopo, magari arriverà davvero Lippi. Ma per il momento almeno noi ripetiamo il titolo (e il grido) del pirmo giorno: forza Donadoni. Anche se a qualcuno possiamo sembrare un po’ pirlotti.