Tutti in fila per comprare la maglia da rugby del Papa

nostro inviato a Sydney
Tra i giovani pellegrini giunti in Australia per la 23° Giornata mondiale della gioventù ce n’è uno che non lasciava Torino dal 1925, l’anno della sua morte: è il beato Pier Giorgio Frassati, le cui spoglie sono state portate qui dall’Italia e sistemate nella cattedrale di Sydney.
I giovani pellegrini arrivano a frotte ed entrano nella grande chiesa in stile gotico. Quasi tutti s’inginocchiano per qualche momento davanti alla semplice bara in legno chiaro, esposta accanto all’uscita, che contiene il corpo di Frassati, morto precocemente all’età di 24 anni, beatificato da Papa Wojtyla nel 1990, «esempio eroico» di studente universitario che si è dedicato ai malati e ai bisognosi: un giorno regalò le sue scarpe a un ragazzo scalzo che aveva bussato alla sua porta, un’altra tornò a casa correndo perché aveva donato il suo biglietto del treno. A troncare la sua giovane esistenza fu una grave poliomielite contratta dai malati che assisteva.
Ora i ragazzi di tutto il mondo guardano a lui e al suo esempio. Hanno gli zainetti rossi e gialli d’ordinanza, spesso sventolano bandiere del loro Paese d’origine: coreani, cinesi (ma di Hong Kong), statunitensi, sudamericani e molti, molti italiani, come un nutrito gruppo di neocatecumenali di Padova, che dopo aver letto il Vangelo dell’Annunciazione e aver visitato la chiesa, ha cantato sul piazzale antistante.
Nel giardino, sul lato sinistro della cattedrale, c’è una statua bronzea di Giovanni Paolo II, l’inventore delle Gmg, meta obbligata per una foto ricordo. Al di là della strada, sotto una grande tenda colorata, si possono acquistare tutti i gadget della Giornata mondiale: anche questo è un luogo visitatissimo e vanno a ruba le magliette da rugby con il nome di Benedetto XVI. «Gli australiani sono fantastici, davvero accoglienti - dice la pugliese Francesca, con il volto sorridente ma stravolto di stanchezza – ci fanno sentire a casa, vogliono sapere tutto di noi e della nostra terra d’origine».
Come sempre avviene in queste occasioni, oltre alle famiglie, che ospitano circa 25mila giovani, saranno le palestre e le scuole ad accogliere i pellegrini in arrivo. Tra queste, informa il sito dei papaboys «Korazym», c’è anche la «Malek Fahd Islamic School», scuola islamica di Sydney. «Non è una questione di religione - spiega il leader dell’accoglienza, il ventiquattrenne Mazen Bakhour dell’associazione musulmana libanese della moschea di Lakemba -. Ciò che abbiamo in comune è quello che ci dà la forza della pace. Ecco perché abbiamo scelto di accogliere i giovani cattolici in segno di fratellanza e amicizia».
In città i pellegrini stanno arrivando in queste ore. Non c’è ancora stata la consueta «invasione» e a Darling Harbor, l’ampia zona pedonale e ricreativa nella parte occidentale del centro di Sydney dove si terranno le attività del «Festival della gioventù», quello di ieri sembrava una giorno qualsiasi, anche se un aereo ha tracciato in cielo la scritta «Jesus».
Benedetto XVI ha trascorso in assoluta tranquillità la sua prima giornata australiana al Kenthrust Study Centre, la residenza dell’Opus Dei nel sobborgo semirurale a quaranta chilometri da Sydney. Ha riposato bene la notte, ha lavorato, ha pranzato con il cardinale Pell e con il vescovo Fischer, ha passeggiato a lungo nel parco raggiungendo un piccolo lago. Nel pomeriggio gli è stato offerto un concerto con musiche di Mozart, Schumann e Schubert.