Tutti giù per terra Gli strani affari del Sud del calcio

Quelli del Catanzaro, vestiti da calciatori, si sono seduti sul cerchio del centrocampo ma non erano in attesa del fischio d’inizio ma di qualcuno che portasse loro gli stipendi. Dopo qualche minuto hanno desistito, mese più mese meno ne sono passati cinque senza vedere un euro. Per i più fortunati. Chi era nel Catanzaro anche nella passata stagione è messo peggio, molto peggio. Uno dei due magazzinieri se n’è andato, l’altro non ha neppure il detersivo per lavare le maglie, di acqua calda nelle docce neppure se ne parla, di acqua da bere anche, se la devono comprare al bar prima di entrare nello spogliatoio. E non è finita qui. La squadra è stata sfrattata da tutti gli alberghi della città e a casa di Vono, il portiere, ci dormono altri tre ragazzi, alcuni si sono sistemati in corridoio negli appartamenti di qualche socio, qualcuno, ma non si deve far sapere, passa la notte in macchina e magari il giorno successivo gioca in divisione Pro.
Benvenuti al Sud, dove con un milione e mezzo di euro si potrebbe rilevare una delle più gloriose squadre d’Italia ma non ci sono soldi neppure per pagare gli steward di servizio alle partite, cinque euro all’ora, e quindi la squadra quando il calendario la obbliga a giocare in casa è costretta a farlo a porte chiuse per mancanza del minimo delle norme di sicurezza. Se deve andare in trasferta ci si affida ai passaggi, unico accenno al gioco del calcio.
Dopo il fallimento di quattro stagioni fa è cambiato il none, da Us a FC Catanzaro, ma non è facile e non è neppure questione di ’ndrangheta, neppure da pronunciare, eventualità che tutti escludono anche se tre anni fa a Nino Princi hanno regalato un’autobomba ed è saltato per aria assieme ai suoi 45 anni. Era stato Amministratore delegato della squadra fino alla stagione precedente, faceva l’imprenditore e pare fosse legato alle cosche di Gioia Tauro. Anzi, senza pare.
Questa estate comunque il Comune si era messo di puntiglio, ha stanziato 350mila euro e altri 800mila ne sono arrivati da una colletta fra la gente di Catanzaro. Sono serviti appena per poter iscrivere la squadra al campionato che peraltro è una tragedia nella tragedia, ultimissimi, sconfitti anche ieri dopo il sit-in dal Pomezia, due a zero secco con la tifoseria che è passata anche agli insulti: «Un branco di pseudo calciatori - si legge su un sito -, che hanno avuto il coraggio di inscenare una protesta di cinquanta secondi per poi uscire sconfitti sul proprio campo contro una squadra scarsissima». E l’ultima delle situazioni paradossali arriva da un tifoso che attraverso un altro sito si chiede: «E poi contro chi protesterebbero questi signori? Contro i loro padri?». Pensavamo fosse una metafora, da intendere come una protesta contro i padri fondatori o qualcosa del genere. Invece no, è da prendere come tale, i soci sono davvero i padri dei calciatori del Catanzaro. Il babbo di Catalano e quello di Ferrara sono due soci della squadra e quello di Santaguida è addirittura l’Amministratore unico del club che adesso verrà messo in mora dai figli. Un trionfo. Ma non sul campo, da 14 partite le cose girano male, insomma da inizio stagione e pare che soluzioni non ce ne siano perché proprio la presenza dei vecchi soci, che non mollano, inficia qualunque tentativo di cordata, tutti pseudo acquirenti che di fatto non c’hanno un euro. E mentre i figli chiedono la paga ai padri e sarà il tribunale ad occuparsi dei libri societari, fra un po’ finiranno anche i palloni e il Catanzaro diventerà una squadra virtuale.