Tutti i cantieri sui moli della Lanterna

Molti i lavori in corso (e altrettante le polemiche) nello scalo genovese che vorrebbe tornare al primato nel Mediterraneo

(...)Il progetto - come la stragrande maggioranza dei progetti ancora da realizzare - era previsto nel Piano regolatore del 2001. Quello che è stato approvato con delibera regionale dopo anni di travaglio, e lo stesso che la legge nazionale sui porti richiedeva dal lontano '94...«Calata Bettolo è l'esempio lampante di come vicende processuali possano bloccare lavori importantissimi» tuona il presidente dell'Authority, che anche per Bettolo è stato accusato di gestione non proprio ottimale. Un gioco, si fa per dire, di ricorsi e controricorsi, dove le prime tre società in ordine di appalto, una volta conclusa la gara vera e propria, hanno iniziato a spararsi addosso pure in tribunale. Ora, pare che il Consiglio di Stato si pronunci - dopo l'ultimo (si spera) rinvio - non prima di dicembre. Per l'opera servono almeno tre anni, e quindi cantieri aperti come minimo fino al 2011. A proposto di lavori che non ci sono: un altro esempio è il riempimento dello spazio a mare tra i ponti Ronco e Canepa (il cosiddetto tombamento Ronco-Canepa) che permetterebbe l'ampliamento della banchina, e, come per Bettolo, l'aumento del pescaggio (profondità del fondale). È un'altra opera che l'Authority indica come prioritaria (apertura dei lavori fissati per il prossimo settembre). Qui però i contenziosi sono ancora più duri. E durissimi gli attacchi degli armatori interessati, in particolare la famiglia Messina, nei confronti di Palazzo San Giorgio. «Noi saremmo pronti già adesso - ribatte Novi - ma non possiamo ancora indire la gara perché aspettiamo i fondi del ministero». Versione decisamente diversa è quella della famiglia degli armatori, tanto che, pure su questa questione si è finiti a carte bollate.
Nuove polemiche e altri lavori. Ed è la volta del sesto bacino di carenaggio. La gara è prevista entro fine anno, assicurano dall'Authority. Il lavoro, quindi, dovrebbe garantire uno spazio per le riparazioni navali, dopo l'esito poco felice del superbacino galleggiante: quello quasi concluso anni addietro, con investimenti di decine di miliardi di vecchie lire, e poi svenduto nel 1997 a un cantiere turco per una cifra simbolica. «Siamo il porto che più ha investito in Italia» gongola il doge di San Giorgio. E l'elenco di cifre snocciolate porta a un totale di 896 milioni di euro. Nell'ordine: 57 per il porto passeggeri, 60 per opere marittime, 21 per impianti ferroviari, 182 per riempimenti a mare per nuovi terminal, 15 per dragaggi, 367 per riparazioni navali e nautica da diporto, 55 per viabilità, 24 per magazzini e depositi, 94 per i terminal delle autostrade del mare di Voltri e 16 per «piccoli» lavori infrastrutturali. Investimenti in parte già compiuti. E proprio sul lavoro fatto, Novi insiste: «Abbiamo già terminato lavori importanti come la realizzazione del nuovo profilo di banchina di ponte Andrea Doria e la nuova darsena nautica». Di fatto, però, secondo armatori e terminalisti, c'è ancora da fare tanto. Al momento, i lavori in corso (lento, quasi fermo) sono vari: «Sono considerati minori, ma sono ugualmente fondamentali e richiedono milioni di euro» replica il presidente.
Così, si passa dalle pavimentazioni a ponte Canepa, ai parcheggi a calata Zingari, o ai capannoni a ponte Libia e ponte Eritrea. Ad altro ancora, come i lavori per il nuovo terminal per le cosiddette Autostrade del mare (che sposterebbero parte dei traffici su gomma in nave). E mentre uno dei guru delle Autostrade del mare, Aldo Grimaldi, va ripetendo da tempo che «con questa “lentocrazia“ del porto le mie navi le porterò altrove», Novi ribatte che «Grimaldi minaccia, ma non se ne andrà, perché non gli conviene». E aggiunge: «Se gli armatori piangono, è solo perché non ci sono ancora gli incentivi statali a favore delle Autostrade del mare». Intanto, il nuovo terminal, assicura il presidente dell'Authority, sarà pronto entro ottobre. E tra tutti i lavori necessari, compare anche il rifacimento delle ferrovie interne al porto, e della priorità la «tratta» San Benigno-Sampierdarena. Se poi ci si addentra nell'affresco di Renzo Piano ci si tuffa nel futuro (o futuribile?). «Non si crede alla mia idea di città» ha detto l'architetto quando ha sbattuto la porta e se n'è andato. Di fatto, il cosiddetto waterfront è un progetto con l’obiettivo di modernizzare il porto inserendolo in un rinnovato e vivibile contesto metropolitano. L'attesa sarà lunga, i lavori sono previsti - se mai inizieranno - entro 6-12-20 anni. Intanto, l'Authority precisa: «L'affresco ha un iter parallelo e non stride affatto da quanto già è previsto nel piano regolatore».
Insomma, un porto come cantiere aperto. Almeno nelle intenzioni. Perché tra chi dice che lo scalo genovese è già morto, chi avverte che qualcuno lo sta uccidendo e chi, invece, assicura che non esistono problemi se non quelli di ordinaria amministrazione, di certo tutti concordano che almeno alcuni lavori andrebbero iniziati e, soprattutto, conclusi al più presto. Le potenzialità, infatti, sembrano esserci, almeno se verranno effettuate fondamentali infrastrutture esterne al porto (si pensi al Terzo Valico). Inoltre le potenzialità, in termini di aumento dei traffici provenienti dall’Estremo Oriente, sono cospicue. Ma avrebbero bisogno di attracchi giusti, non di cantieri aperti. Che significa: serve già oggi il porto di domani. Appunto.